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I rossoblù

«Ma noi non ci vogliamo arrendere»

Dall'inviato

Scotto e Demartis invitano i compagni e i tifosi a guardare avanti

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RIETI. Musi lunghi e poca voglia di parlare in casa rossoblù dopo lo schiaffo di Rieti. Provano a raccontare le sensazioni che si respirano nello spogliatoio due senatori come Scotto e Demartis. «Non so se dalla tribuna avete avuto la stessa impressione che ho avuto io in campo - spiega il centravanti - . La prima cosa che mi viene da dire è che ci è mancata la cattiveria. Abbiamo fatto girare bene il pallone ma non mai riusciti a creare una vera occasione da rete. E' un handicap che ci portiamo dietro dall'inizio della stagione e che sta diventando pesante. Io non credo che i pochi gol realizzati dipendano da un problema degli attaccanti ma sia piuttosto una mancanza di convinzione complessiva della squadra. Adesso dobbiamo rialzarci sapendo che il campionato è lunghissimo ma che sette punti dalla vetta cominciano a essere un distacco importante».

«Io però - continua Scotto - voglio mandare un messaggio positivo ai nostri tifosi. Noi non vogliamo mollare e ci auguriamo che non mollino neanche loro. E' vero che torniamo a casa con un bottino inferiore a quello sperato ma abbiamo il tempo per ripartire».

Anche Demartis cerca di conciliare la delusione per la sconfitta di ieri con la speranza di ritrovare presto gioco e risultati. «A Rieti ci è andata davvero male. Abbiamo sprecato un paio di occasioni nel primo tempo e al primo affondo degli avversari ci siamo fatti sorprendere. Ai punti ci sarebbe stato stretto perfino il pareggio ma nel calcio contano i gol e se i gol non arrivano vuol dire che gli altri sono stati più bravi».

Demartis non vuole parlare di modulo («Queste cose le decide il mister») ma anche lui vuole mandare un messaggio positivo ai supporter rossoblù. «Sappiamo di essere una delle squadre favorite per la vittoria del campionato. Finora non siamo riusciti a dimostrarlo ma il torneo è lungo. Certo oggi è difficile parlare di promozione ma è in momenti come questo che bisogna tirare fuori l’orgoglio».

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