Petway: «Dinamo, devo darti di più»
L’ala americana fa autocritica: «Sinora sono stato deludente. Domani col Cska sarà dura ma cercheremo di rifarci»
SASSARI. L’arciere biancoblù ha il coraggio di guardarsi allo specchio e di riconoscere i propri errori. Faretra rotta e frecce spuntate, nelle ultime partite Brent Petway ha vagato per il campo con atteggiamento smarrito. Pochi punti, pochi rimbalzi, pochissima presenza: l’ala di Warner Robins, Georgia, è al momento il giocatore più discusso della Dinamo. «E so benissimo di esserlo», dice senza troppi giri di parole l’ex giocatore dell’Olympiacos.
Occhiali da intellettuale, viso sereno, ieri Petway ha preso parte alla presentazione del progetto One Team dell’Eurolega, di cui è ambasciatore per conto della società sassarese. Poi massima concentrazione in vista del difficilissimo impegno di domani in Eurolega, quando al PalaSerradimigni arriverà la corazzata russa del Cska Mosca. «Ci troveremo di fronte una squadra fortissima – conferma il giocatore che indossa la maglia numero 1 del Banco di Sardegna –. Il Cska rappresenta il top in Europa da diversi anni e anche quest’anno puntano ad arrivare sino in fondo. Da parte nostra per uscire indenni da un confronto come questo servirà il massimo, anche e soprattutto vicino a canestro».
Ecco toccato il tasto dolente della Dinamo di questo primo sprazzo di stagione. Coach Sacchetti ha chiesto a tutti i giocatori, non solo ai lunghi, di dare qualcosa in più a rimbalzo. «Ha perfettamente ragione – dice Petway –, e in questi giorni tra di noi abbiamo parlato molto a fondo di questo problema. È chiaro che quando si parla di rimbalzi si pensa soprattutto ai lunghi, è giusto, ma quando si prendono pochi secondi tiri a livello di squadra, il più delle volte c’è un problema di movimenti di tutto il quintetto. Entra in ballo la chimica di squadra e anche un altro elemento che a primo impatto non sembra direttamente legato a questo: la fiducia. Intendo dire che quando uno si fida al cento per cento del compagno, non va per forza in aiuto quando lo vede difendere. Se in difesa si va sempre in aiuto, anche quando non ce n’è bisogno, magari pensando che il compagno non riesca a tenere l’avversario, l’assetto va a farsi benedire».
Poi la questione “personale”, con un rendimento che sino a questo momento è stato al di sotto delle attese: nelle tre gare di campionato giocate sinora Petway ha fatto registrare 6 punti e 4,4 rimbalzi di media in 25 minuti. Non molto diverso il rendimento nell’esordio di Eurolega a Istanbul, con 4 punti e 5 rimbalzi. Insomma, da Petway la Dinamo e tutto l’ambiente si attendono molto di più. «Anche io mi aspetto di più – ammette l’ala americana –, devo inserirmi meglio e fare quello che so fare. Problemi fisici? No, affatto, mi sento abbastanza bene, compatibilmente col fatto che siamo a inizio stagione. Devo solo inserirmi meglio».
Per caso avverte troppa pressione? È impensabile vedere un ex giocatore degli Harlem Globetrotters che perde il sorriso. «No, davvero. Il coach mi lascia tranquillo – dice Petway – e lui ha una cosa buona rispetto a tanti allenatori: non ti toglie dal campo al primo errore. Anche i compagni mi stanno aiutando. No, davvero, non c’è un problema particolare, nè una questione di fiducia. Semmai sono io stesso che mi sto mettendo pressione, nel senso che so di poter rendere molto di più e non sono affatto contento del mio rendimento».
Modestia, umiltà e idee chiare. Ce n’è abbastanza per avere un po’ di pazienza.
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