Il Banco deve eliminare i black-out
Contro Darussafaka, Brindisi e Cska ha avuto momenti di assoluta assenza che hanno compromesso il risultato
SASSARI. Resta solo un interrogativo: il Banco potrebbe mai dar vita a una partita “vera” col Cska Mosca o questa è davvero la differenza tra le due squadre? Si può disquisire a lungo sull’argomento, senza mettere in discussione comunque che la Dinamo è un team con altro passato e altri obiettivi rispetto a quello russo e quindi difficilmente potrebbe vincere, a meno di una clamorosa prestazione sotto tono degli avversari. Sull’andamento del match, al di là del punteggio, resta l’ombra di un totale black-out nel secondo quarto che di fatto ha spaccato la partita troppo presto, indirizzandola su altri binari. Già al sicuro, il Cska ha allestito un clinic di basket giocando quasi sulle rotaie. E la Dinamo, sotto di 20 e più, non ha trovato la rabbia per fare un break che in qualche modo potesse riavvicinarla.
La situazione. Parlando di Euroleague, già si sapeva che il Banco ha avuto un calendario poco simpatico: tre trasferte nelle prime quattro partite e l’unica in casa contro il Cska. Per non essere costretti a una rincorsa furibonda, bisogna comunque strappare qualcosa da queste tre trasferte. E in questo senso l’occasione persa a Istanbul rischia di essere un macigno. Peraltro, in questo momento Maccabi e Dinamo sono ultime a zero punti e accomunate da un “trentello” preso dal Cska, quello di giovedì somiglia a uno scontro diretto. Col fatto che la perdente resterà ultima da sola a zero punti, situazione per nulla simpatica anche non compromettente. Con un calendario così, la Dinamo già sapeva di dover cominciare la rincorsa alle Top 16 nelle partite a cavallo tra il girone di andata e quello del ritorno.
I dubbi. Fino all’ultimo minuto della partita di Istanbul la Dinamo sembrava una squadra che stava comunque facendo un percorso. Adesso resta un dubbio, una sensazione strisciante: se quella dell’anno scorso era la squadra degli “up and down”, come amava ripetere il coach Meo Sacchetti, questa sembra quella dei black out. Momenti (anche lunghi) nei quali, più che giocare male, non gioca proprio. Così è stato quel tremendo ultimo minuto col Darussafaka, perché tanti errori in attacco e in difesa in così poco tempo non possono che essere dei black-out. E l’ultimo quarto contro Brindisi. Ancora, il secondo quarto contro il Cska. Parziali che hanno deciso la partita.
Sotto canestro. Stavolta è andata meglio. Con Varnado che pur giocando un quarto d’ora (esattamente 16’25’’) ne ha tirati giù 8, aiutato da Eyenga e Alexander (rispettivamente 7 e 5), più quelli dei piccoli che comunque qualcosa hanno portato a casa. L’inserimento di Varnado è fondamentale per due motivi: prima di tutto perché senza un lungo vero non si può andare avanti e poi perché in panchina non esiste un suo omologo, Alexander ha altre caratteristiche e il contributo di Marconato, commovente, si misura in minuti. Varnado deve ancora trovare i tempi giusti negli aiuti in difesa e nel pick and roll centrale in attacco, soluzione quest’ultima che nel finale di stagione l’anno scorso veniva utilizzata allo sfinimento contro i centri statici. Ma per farlo, deve stare in campo. Resta da capire il perché dei suoi problemi di falli. Da una parte deve abituarsi al metro arbitrale, dall’altra deve capire che non è più un giocatore da un quarto d’ora e quindi deve gestirsi diversamente.
On the road. Oggi partenza destinazione Varese, per il posticipo di domani sera. E da lì in aereo a Tel Aviv alla ricerca del primo successo in Europa contro un’altra squadra che ha fatto la storia.
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