Pisacane, il cagnaccio dal cuore dolce
Il difensore si scioglie al suo primo gol in rossoblù: «Dedicato a mio figlio»
CAGLIARI. Ha il sorriso del bimbo che apre i regali di Natale. Ma la vera gioia è per il figlio che sta in tribuna: Fabio Pisacane segna il gol del 3-0 e punta verso gli spalti. Lo rincorrono tutti, c’è anche Storari e la panchina. Lui manda baci al suo primogenito di un anno, Andrea Junior. Felicità folle, per il suo primo gol con la maglia del Cagliari, il secondo della sua carriera in serie B su 116 partite giocate. «Per un difensore segnare è sempre speciale – ricorda lui con un pizzico di modestia – , il gol era dedicato a mio figlio. Da quando è nato ho già fatto due gol, il primo risale ai play off con la maglia dell’Avellino».
Baci e gesti affettuosi. Il difensore, “cagnaccio” per il suo allenatore Massimo Rastelli, annuisce: «Il cuore era per mia moglie e per tutte le persone che mi hanno fatto sentire a casa da subito». Una bella storia. Condita da umiltà, spirito di sacrificio, lavoro senza sosta. «Do sempre il massimo, abbiamo addosso una maglia gloriosa. Sappiamo cosa vale per il popolo sardo. Un obiettivo? Farmi trovare pronto in alternativa ad altri ottimi giocatori. In B attenzione e concentrazione sono tutto».
Fabio Pisacane vola leggero. La quinta vittoria di fila in casa dà fiducia. Il difensore allarga l’analisi, guarda con maggiore attenzione alla partita. «Sì, abbiamo fatto diversi errori che dobbiamo evitare – riflette – . La mia rete? Quando ho saltato ho pensato "ora faccio gol". Non essendo alto per me il tempismo è tutto. E ho avuto ragione. Voglio fare di tutto per vincere il campionato, Cagliari per me è un punto di arrivo e di partenza nella mia carriera ».
Inevitabile un passo indietro: la sconfitta del “Piola” di una settimana fa è ancora calda. «A volte ci specchiamo troppo – ammette il difensore arrivato questa stagione al Cagliari –, e così facendo , a Novara abbiamo pagato dazio. Tutti ci affrontano come se stessero facendo la partita della vita e dobbiamo essere sempre determinatissimi».
Mario Frongia
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