Un lunghissimo anno sul filo del rasoio
Le tappe di una vicenda che hanno condannato Sassari all’inferno della serie D
SASSARI. Un anno esatto. I guai della Torres sono cominciati il 29 ottobre del 2014 quando i sassaresi sono scesi in capo all’Arena Garibaldi di Pisa per un match di coppa di Italia perso contro i nerazzurri per 4-0. Quella gara è finita nel mirino della procura di Catanzaro che indagava su un giro di calcioscomesse internazionale e per i rissoblù è stato l’inizio dell’inferno. Ricostruiamo le tappe che hanno portato alla condanna di ieri.
Ottobre 2014. La Torres doveva disputare due gare importanti in trasferta (a Bassano il 26 ottobre e a Pavia il 2 novembre). Per questo la squadra rimase in ritiro ad Arona è mando a Pisa, per il turno infrasettimanale di Coppa Italia, una squadra imbottita di giovanissimi.
Maggio 2015. Si apre l’inchiesta “Dirty Soccer” della Dia di Catanzaro. Nel filone vengono coinvolte decine di società e le carte finiscono alla Procura Federale.
30 luglio. La Torres viene deferita da Stefano Palazzi che rinvia a giudizio la società rossoblù per responsabilità diretta e oggettiva. L’allora direttore sportivo Enzo Nucifora, l’allora tecnico Massimo Costantino e il presidente Domenico Capitani sono accusati di «aver posto in essere atti diretti ad alterare lo svolgimento ed il risultato» della gara Pisa-Torres.
13 agosto. Si apre il processo davanti ai giudici del Tribunale federale. La Torres chiede che vengano sentiti i giocatori in campo quel giorno ma la procura si oppone sostenendo che i giocatori erano all’oscuro della presunta combine.
21 agosto. Arriva la sentenza di assoluzione per illecito sportivo. Il risultato della gara non è stato alterato e non si sono prove a carico dela Torres.
24 agosto. La Procura Federale fa ricorso contro la sentenza di assoluzione e cambia anche il capo d’accusa. Per il procuratore i giocatori in campo sapevano.
29 agosto. Il Tribunale di appello ribalta la sentenza, senza cercare ulteriori prove e condanna la Torres alla retrocessione in serie D per illecito sportivo: il risultato della gara sarebbe stato alterato per poter scommettere sull’incontro. Derubricate invece le accuse all’allenatore Costantino e al direttore Nucifora che escono dall’inchiesta.
31 agosto. La Torres presenta istanza al Collegio di Garanzia dello Sport del Coni con la richiesta di sospensiva degli effetti della sentenza d’Appello, in attesa delle motivazioni.
4 settembre. Il Coni “congela” il ricorso della Torres con richiesta di sospensiva dei campionati e al posto della societò sassarese ripesca il Lega Pro è ammessa la Pro Patria (coinvolta in maniera grave nella vicenda calcioscommesse).
6 settembre. Iniziano i campionati. La Torres chiede il rinvio delle gare di serie D in attesa del terzo grado di giudizio. Nel frattempo i giocatori vengono svincolati d’ufficio dalla Figc. La Torres p costretta a rifare la squadra e a scendere in campo pena la radiazione.
9 settembre. A due settimane dalla sentenza di Appello, vengono depositate le motivazioni nelle quali non si fa più riferimento ad una combine tra giocatori in campo ma alla sola presenza di una squadra giovane come ovvia causa del divario tecnico delle squadre e comunque finalizzata al raggiungimento dello scopo di agevolare le scommesse.
27 ottobre. Quattro mesi dopo il deferimento e due mesi dopo la sentenza di secondo grado, il Collegio di Garanzia del Coni, emette il terzo grado di giudizio. A campionato iniziati non c’è più tempo per tornare tornare indietro. La Procura Generale riconosce che la condanna è ingiusta ma la Torres resta in D. E all’ingiustizia si aggiunge la beffa.
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