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Bufera su Tavecchio, ma politica e Coni hanno le mani legate

Bufera su Tavecchio, ma politica e Coni hanno le mani legate

Le frasi su ebrei e omosessuali del presidente della Figc Malagò: «Non possiamo intervenire, ma voglio chiarezza»

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ROMA. Il giorno dopo la pubblicazione da parte del Corriere della Sera dell’audio contenente le frasi imbarazzanti del presidente Figc Carlo Tavecchio su ebrei e omosessuali, le polemiche non si placano. Le esternazioni del numero uno Figc, in una “intervista-chiacchierata” dello scorso giugno con il direttore del quotidiano online Soccerlife, Massimiliano Giacomini, hanno agitato le acque non solo del mondo dello sport, ma anche di quello della politica. In molti vorrebbero le sue dimissioni o, addirittura, la sua rimozione dalla poltrona di numero uno del calcio italiano. Un’ipotesi non attuabile né da parte del governo né da parte del Coni.

«L’autonomia dello sport deve essere un cardine importante. Quindi, il governo tecnicamente non può fare nulla ed è giusto che sia cosi perché il presidente Tavecchio è stato eletto democraticamente da un’assemblea. Però, allo stesso tempo, credo che il mondo del calcio, dai giocatori ai presidenti, debba riflettere e prendere una posizione», afferma la deputata Laura Coccia, ex atleta paralimpica con delega sul calcio per il Pd. Nel pomeriggio si fa sentire anche il numero uno del Comitato Olimpico Giovanni Malagò. Il capo dello sport italiano mette in luce come «le parole emerse attraverso la registrazione audio sono inaccettabili e vanno biasimate», ma allo stesso tempo precisa: «Non esiste alcun presupposto tecnico-giuridico affinché il Coni possa prendere provvedimenti legati all’eventuale commissariamento della Federazione». Malagò afferma, poi, di avere chiesto, «con urgenza, un report dettagliato alla Figc per approfondire il caso in questione e le singolari dinamiche della vicenda».

Lo scenario insomma è chiaro. La politica non può ledere l’autonomia dello sport (pena la sospensione dalla Fifa, ndr) e il Coni può, da statuto, commissariare una Federazione solo «in caso di accertate gravi irregolarità nella gestione o di gravi violazioni dell’ordinamento sportivo da parte degli organi direttivi». Nessuno di questi è il caso in questione.

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