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«Il vero Varnado sta per arrivare»

di Roberto Sanna
«Il vero Varnado sta per arrivare»

Il pivot americano del Banco di Sardegna parla del suo inizio di stagione complicato e della situazione della squadra

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SASSARI. «Quanto mi manca per essere il miglior Varnado? Diciamo che ho bisogno soprattutto di ritrovare fiducia, credere in me stesso. So che posso fare la differenza in questo campionato, ho i mezzi per farlo. E arriverà quel momento». Il pivot della Dinamo ieri in conferenza stampa non si è nascosto, ha parlato delle difficoltà sue e della squadra e anche di una stagione che ancora ha molte cose da dire.

Contro Venezia ha giocato forse la miglior partita di questo primo scorcio ed è stata una delle poche note liete della serata.

«Sicuramente la mia è stata una buona prestazione, significa che sto lavorando bene e che il mio rendimento sta migliorando. Poi, certo, abbiamo perso e non è una bella cosa, ma tutta la squadra sta migliorando. Stiamo lavorando molto sulla chimica di squadra, credo proprio che stiamo procedendo sulla strada giusta».

Il suo inizio di stagione è stato segnato soprattutto dai problemi di falli che limitavano il minutaggio.

«Sì, venivo da alcuni anni negli Usa, era da un po’ che non giocavo in Italia e dalle nostre parti il metro arbitrale è differente e si gioca anche un basket diverso. Direi che le cose ultimamente stanno migliorando anche in questo senso, devo adattare il mio tipo di gioco a questo campionato».

Si sta confrontando anche col meglio del basket europeo, ovvero l’Euroleague: che impressione ha avuto di questo torneo dopo tre partite?

«Parliamo di un basket di livello molto elevato, siamo al top. Tutte le squadre sono di alto livello e ogni partita è veramente dura, io devo sempre confrontarmi con centri molto bravi e prestanti fisicamente. Il nostro problema sono i black-out: in Euroleague ogni pausa viene punita pesantemente dagli avversari e può costarti la partita, quello che dobbiamo fare è principalmente limitare i nostri passaggi a vuoto all’interno dei 40’».

L’impressione è che in campo abbia già raggiunto un certo feeling con Joe Alexander e vi cerchiate con successo molto spesso.

«Joe è veramente un ottimo giocatore, bisogna seguire il suo modo di giocare. In particolare, è capace di aprirmi gli spazi e io devo essere in grado di cogliere le occasioni».

Una curiosità: ha un modo di tirare i liberi molto particolare, dove l’ha imparato?

«In realtà è un mio stile personale e agli allenatori non è che piaccia tanto. Diversi di loro hanno provato a farmelo modificare ma alla fine ho vinto io. Continuo a tirare allo stesso modo, a volte la palla va dentro e altre no».

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