«Io un eroe? Ho fatto il mio dovere»
Brian Sacchetti, decisivo nella vittoria del Banco di Sardegna lunedì sera ad Avellino, fa i complimenti a tutta la squadra
SASSARI. Quel pallone, probabilmente, per il Banco di Sardegna era la linea di confine tra l’apertura di una vera crisi e la morbida coperta di Linus di una vittoria in trasferta. A quel punto della partita era anche «Uno di quei palloni che si trasformano in un macigno» ha detto il commentatore di Sky Flavio Tranquillo, aggiungendo poi che «se sei il figlio dell’allenatore diventa un doppio macigno». Brian Sacchetti quel pallone l’ha messo dentro risolvendo a papà Meo un sacco di problemi ma vive il momento con grande serenità: «Ho fatto solo quello che dovevo fare».
Non era davvero una palla che pesava una tonnellata?
«No, sul momento non sono stato lì a riflettere quanto potesse valere quel tiro, c’era solo una cosa da fare: segnare. Ed è andata bene. Non è stato solo merito mio, i miei compagni hanno mosso bene la palla, costruito una buona azione. Quando ho visto che la difesa stava flottando tutta su quel lato mi sono sistemato al posto giusto e mi sono fatto trovare pronto».
Lunedì ad Avellino non ha soltanto messo dentro la tripla del sorpasso: è stato decisivo anche nell’azione successiva, difendendo forte sulla guardia avversaria che aveva in mano il tiro della vittoria. Era da un po’ che non si rivelava decisivo su tutti i fronti in pochi minuti.
«Sinceramente sono molto contento della vittoria. E a dirla tutta, sono più contento di quell’ultima difesa che della tripla segnata un attimo prima. Ho messo il mio mattoncino nel finale, certo, ma è merito di tutti se abbiamo ricucito nel finale un gap che sembrava condannarci. Siamo stati bravi a rimanere sul pezzo e a non mollare».
Si può dire che è una vittoria che tiene la Dinamo sulla linea di galleggiamento mentre la sconfitta vi avrebbe messo seriamente in difficoltà?
«Poco ma sicuro, è stata una partita veramente difficile e averla portata a casa è stato molto importante per tutti. Abbiamo cominciato davvero bene, giocando alla nostra maniera, ma siamo durati soltanto sette minuti. Poi ci hanno aggredito e abbiamo faticato tantissimo, ed è fondamentale riuscire a vincere una partita nella quale per mezz’ora fatichi tremendamente e giochi male. Una cosa così ti dà tanta fiducia, non dimentichiamo che la stagione è ancora lunghissima. Adesso torniamo in campo in Euroleague contro il Bamberg e aver vinto ad Avellino dopo una pesante sconfitta come quella di Malaga non può che far bene al nostro morale».
A proposito di alti e bassi, com’è possibile che ci siano momenti nei quali giocate veramente bene e altri nei quali invece smettete proprio di giocare?
«In questo caso non abbiamo mantenuto la concentrazione giusta quando c’è stato il ritorno degli avversari. Sapevamo che sarebbero tornati sotto, perché non è possibile che in trasferta quando affronti una squadra come Avellino sia tutta una passeggiata. Dovevamo essere più pronti, non bisogna scoraggiarsi quando gli altri cominciano a giocare meglio e le tue percentuali invece calano, i tiri che qualche minuto prima andavano dentro invece escono. Non bisogna farsi prendere dall’ansia del recupero a ogni costo, perché il rischio è quello di andare fuori giri e cercare di risolvere tutto con iniziative personali».
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