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Sintoni: «Per le rivali la squadra da battere è il mio Capo d’Orso»

di Fabio Fresu
Sintoni: «Per le rivali la squadra da battere è il mio Capo d’Orso»

Così il capitano spiega i quattro tie-break in altrettanti turni «Il mio desiderio è portare un’altra sarda a livelli più alti»

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PALAU. Ormai è assodato: al Capo d’Orso Palau non piace vincere facile. Dopo quattro turni della B2 femminile di volley, infatti, la squadra di Antonio Guidarini ha infilato altrettanti tie-break, 3 vinti (l’ultimo domenica in casa con l’Acqua & Sapone Roma), uno perso.

Palau ama allungare le gare?

«In realtà ci piacerebbe vincere più in fretta – è il commento dell’alzatrice Caterina Sintoni, alla sua prima stagione fra le palaesi ed alla terza in Sardegna dopo due ad Olbia – ma la squadra è cambiata tanto, dobbiamo ancora trovare i giusti equilibri in campo, per raggiungere un’identità e poter lottare per dei risultati importanti».

Era questa la partenza che vi aspettavate?

«Io sinceramente no. Dopo le prime due gare ero anche contenta perché, quando ti portano al tie-break, se non hai gli attributi li perdi; le ultime due invece le avremmo potute vincere per 3- 0 o 3-1. Volendo vedere il bicchiere mezzo pieno sono arrivate tre vittorie e una sconfitta al quinto set in trasferta. C’è da dire che a inizio stagione ci hanno indicato come la squadra da battere e le avversarie ci affrontano con la grinta di chi non ha nulla da perdere. E disputare un campionato per stare in alto è sempre più difficile, lo so per esperienza».

Come vede Castelsardo? «Ha i mezzi per salvarsi e ne sono contenta. Ha alcuni elementi interessanti e un tecnico come Antonio Fiori che le può dare la giusta carica».

Dalla A2 alla B2, perché? «L’Hermaea non mi ha confermato, potevo giocare a livelli più alti in continente, ma in Sardegna ho trovato la mia stabilità e non mi volevo muovere. Quindi ho sposato il progetto del Palau: portare un’altra realtà sarda a un livello più alto, e sono contentissima».

Prima anno in carriera da capitano, come la vive?

«In realtà non è cambiato tantissimo, sono sempre stata una calorosa, che parla spesso con gli arbitri, ora posso farlo».

A 33 anni ha ancora degli obiettivi da raggiungere? «Non di nuovi, perché sono riuscita sempre ad arrivare dove volevo. Ma al di là della categoria ho ancora voglia di lottare per ottenere il massimo nella squadra in cui gioco, per la maglia che indosso, e la città che viene a vederci. Cambiano le situazioni, quindi ci sono stimoli nuovi, senza quelli avrei già smesso di giocare».

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