Una Dinamo ancora senza identità
I pessimi risultati in Euroleague hanno messo a nudo i problemi di una squadra che ora deve pensare a ritrovarsi
SASSARI. Addio Euroleague ma non è questo il punto, quello di onorare lo scudetto oltrepassando il confine del primo turno e disputare le Top 16 era soprattutto un bellissimo sogno coltivato in estate. Il problema è stato il brusco risveglio sul fronte, più concreto, del rendimento della nuova Dinamo. Perché, paradossalmente, siamo ancora in tempo a fare meglio dell’anno scorso, quando l’avventura si chiuse con una vittoria e nove sconfitte. Stavolta ci sono perplessità di altro genere, perché comunque quella Dinamo aveva cominciato vincendo la Supercoppa e nel cammino parallelo in campionato ha chiuso il girone di andata al secondo posto. Non è un paragone (servono a poco), solo la constatazione che comunque i rovesci in Europa venivano puntellati in Italia e quindi qualche certezza c’era. Ora no, ci sono ancora troppe cose da chiarire.
Le ammissioni di Meo. “Pensavamo di aver costruito una squadra più competitiva in Europa”, “Non facciamo viaggiare abbastanza la palla”, “Non abbiamo abbastanza durezza mentale”, “Non corriamo perché non prendiamo abbastanza rimbalzi”. Sono i concetti forti espressi dal coach biancoblù tra venerdì notte in sala stampa e ieri pomeriggio intervistato dalla trasmissione televisiva “Pick and roll”. Altre volte aveva solo accennato a questi problemi, adesso, di fronte a quella che è un’eliminazione di fatto, ha dovuto certificare lo stato dell’arte di una squadra che ancora tarda ad assumere una propria identità. Mercoledì, durante la tappa sassarese di Sky on the road, era stato il gm Federico Pasquini a svelare le linee guida del mercato estivo: «Lo scorso anno avevamo cercato giocatori che erano delle stelle in squadre di medio livello per dare loro l’occasione di fare un’ulteriore salto di qualità – ha detto –. Stavolta abbiamo scelto giocatori provenienti da squadre di prima fascia in Europa e nelle quali recitavano un ruolo di secondo piano per dar loro la possibilità di diventare protagonisti in prima persona, anche se in un contesto evidentemente differente dal precedente». Basta unire queste tessere per capire che cosa non sta funzionando. I rimedi possono essere molteplici ma più si va avanti e meno si può rimanere passivi.
Depression. Una squadra che vince poco diverte poco, se poi resta un cantiere aperto trasmette anche poche emozioni. L’ambiente al PalaSerradimigni non è scoppiettante come ci si poteva attendere in una stagione disputata con lo scudetto sul petto. Il pubblico ha avuto anche dei momenti di freddezza esagerata, come se dopo lo scudetto tutto fosse dovuto, è egualmente vero che non ha ricevuto molto: tra campionato e coppa, finora, in casa una sola vittoria all’overtime contro Cremona e quattro sconfitte pesanti nel punteggio e nei modi.
Le prospettive. L’Euroleague è andata, a meno di miracoli, l’Eurocup è ancora troppo lontana. Bisogna pensare al campionato e il primo obiettivo può essere qualificarsi alla Final 8 per difendere la Coppa Italia al Forum in febbraio. Pensare al campionato significa anche pensare alla squadra, al gioco, avere finalmente delle risposte, prendere delle decisioni. Interventi sul mercato? Potrebbero starci, fa parte della giostra, ma in questi casi bisogna ricordarsi che il problema può non essere tanto chi dar via, quanto chi prendere.
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