Brent Petway e la freccia mai scoccata
Il feeling col sistema di gioco di Meo è ai minimi storici e la sua avventura sembra al capolinea
SASSARI. Ripensandoci, mai scena fu più profetica. Inizio di settembre alla Sella&Mosca, Geppi Cucciari chiama Bren Petway sul palco. Lui si alza, inneggia ai presenti e prima di salire le scale si sdraia a fare piegamenti. Meo Sacchetti storce il viso e non gliele manda a dire: «Queste cose non mi piacciono, si fanno dopo che hai vinto qualcosa, non prima. Abbiamo visto tanti avversari fare queste scene nei playoff e alla fine gli si sono ritorte contro». Il riferimento era a gente come Baldi Rossi e Polonara, che dopo ogni canestro si fumavano sigarette e sigari, suonavano trombette, e alla fine sono rimasti con le pive nel sacco.
A posteriori Meo aveva ragione a estrarre il cartellino giallo perché Brent Petway, l’Arciere, l’ex giocatore degli Harlem Globetrotters, l’uomo specializzato nei social network, non ha mai esaltato le folle. Anzi, a dire il vero, stiamo ancora aspettando di vedere una prestazione decente, un qualcosa che giustifichi l’entusiasmo sollevato quest’estate e anche i soldi investiti. L’impressione è che il tempo sia scaduto, perché non stiamo parlando di questioni tecniche. Non si parla di percentuali di tiro o palle perse. Si parla di un atleta che va in campo e non gioca, fa cose inconcepibili per la sua esperienza, passa la palla agli avversari sulla rimessa, commette falli uno dopo l’altro come nemmeno in Promozione. Poi chiedi in giro e ti senti rispondere che è un buon giocatore, esperto, atletico. Insomma, il ritratto di quello che la Dinamo pensava di aver preso. Dicevano che doveva abituarsi al nuovo ruolo e al nuovo minutaggi e allora hanno provato a farlo partire dalla panchina, inserirlo gradualmente nel gioco. E niente. Dopo il suo appello su Twitter gli hanno anche regalato un cane per farlo sentire meno solo e lui, dopo un po’, ha scritto che non aveva abbastanza tempo da dedicargli, come se fosse la prima volta che giocava l’Euroleague. Negli ultimi anni solo Kito Benson ha “bucato” così la stagione, ma almeno lui era fresco di college, tutto da scoprire. Con The Arrow invece si pensava di andare sul sicuro, ma la sorpresa è sempre dietro l’angolo, in fondo è sport e non matematica. Forse il suo animo da gregario ha preso il sopravvento e per cambiarlo è troppo tardi, forse il basket di Meo non gli piace. Può succedere, è inutile fare le barricate. Ma se proprio bisogna dirsi addio, è meglio farlo subito. O almeno il prima possibile(r.s.)
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