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Arrivano i turchi ma il Banco non li teme: vuole la rivincita

di Roberto Sanna
David Logan
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David Logan

Al PalaSerradimigni di scena il Darussafaka, la Dinamo Sassari non ha ancora digerito la beffa al supplementare dell’andata

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SASSARI. Serve una vittoria. Serve l’applauso finale del pubblico sassarese. Serve un urlo liberatorio, in qualche modo, per rivedere la Dinamo nel suo vero mondo. E prendersi la rivincita sul Darussafaka sarebbe il modo migliore per dare una svolta alla stagione, ancora apertissima ma condizionata dall’eccessivo numero di sconfitte casalinghe e da un gioco poco brillante e divertente. Un intervento della dirigenza per correggere il roster sembra difficilmente evitabile, se la situazione resta questa. Nel frattempo bisogna andare in campo e giocarsi tutte le partite.

Dare un senso. L’Euroleague della Dinamo è finita troppo presto, se la intendiamo come la caccia al turno successivo. Non è invece finita come impegno da onorare, come occasione di confronto ad alto livello e anche di spettacolo. Da questo punto di vista, lo scontro con una delle squadre più ricche del torneo resta un’opportunità da sfruttare. In più ci sarebbe da prendersi una rivincita importante, visto che la partita di andata ha di fatto segnato l’inizio e la fine dell’avventura dei biaqncoblù in questa competizione: in vantaggio per 39’ e 10’’, hanno finito per perdere al supplementare. Coi “se” e coi “ma” non si va da nessuna parte, però se davvero la Dinamo avesse timbrato l’esordio con una vittoria in trasferta probabilmente qualcosa sarebbe cambiato a livello di sicurezza mentale. Invece la Dinamo è rimasta un’incompiuta e lentamente si è involuta, costruisce sempre qualcosa che poi non porta a termine e così è difficile andare avanti. Per questo vincere è importante.

I cambiamenti. Quando si parla di situazioni che sembrano al capolinea, si guarda a quello che è successo a Bologna lunedì sera. E Brent Petway sembra destinato alla panchina non per una questione tattica come altre volte, quanto perché ormai sembra un corpo estraneo. Potrebbe non essere l’unica novità nello starting five, ma se è davvero al capolinea la panchina è solo il primo passo dell’addio. E potrebbe accadere anche senza sostituti. In fondo l’anno scorso con Todic, anche se in un contesto diverso, è andata così. E la scelta di rendere più respirabile l’aria in attesa del sostituto (nello specifico Kenny Kadji), alla lunga ha pagato dividendi importanti. Il problema è che anche dall’altra parte ci sono cambiamenti e il Darussafaka si presenta con tre giocatori in più: gli esterni Markoishvili e Wilbekin e il centro Aldemir. Proprio sotto canestro si giocherà la parte più importante di questa sfida. All’andata la Dinamo ha perso facendo le cose peggiori nell’ultimo minuto, ma il divario a rimbalzo (31-57, con 22 offensivi dei turchi) è stato determinante. E a posteriori, anche un campanello d’allarme per nulla infondato.

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