«Il Cagliari ha un progetto serio e vincente»
Il doppio ex Michele Fini elogia la società: «Hanno fatto un gran bel lavoro. Occhio all’Ascoli, è una squadra in crescita»
CAGLIARI. Ha indossato sia la maglia del Cagliari (66 presenze, 6 gol), sia quella dell’Ascoli (109 gettoni, 6 reti). E qualche settimana fa ha “rischiato” di tornare nelle Marche nel ruolo di vice allenatore. Michele Fini segue con attenzione il campionato di serie B e da sardo si augura che la corsa dei rossoblù continui. «E’ vero - conferma - io e Lopez potevamo essere ad Ascoli ma evidentemente non si sono create le condizioni giuste. Non posso entrare nei dettagli perchè non li so».
Lunedì per chi farà il tifo?
«Le due squadre inseguono obiettivi diversi. L’Ascoli è ancora alla ricerca dei giusti equilibri, il Cagliari è sulla strada giusta. Prevedo una partita combattuta perchè in palio ci saranno punti importanti. I marchigiani non avranno niente da perdere e saranno aggressivi e determinati. Per chi farò il tifo? Io sono sardo».
Tutti dicono che la squadra di Rastelli è favorita. Anche lei la pensa così?
«E’ stato fatto un bel lavoro in fase di costruzione. Sono stati scelti i giocatori migliori della categoria. Mi riferisco a Melchiorri, Fossati e Barreca. Per non parlare di Farias, Sau e Joao Pedro che in serie A farebbero un figurone. Ma credo che aver ingaggiato un tecnico che conosce benissimo la se B sia una vantaggio enorme. E’ un valore aggiunto».
Primo anno di Tommaso Giulini e retrocessione. Che cosa ha pensato?
«Il progetto era quello di far crescere dei giovani promettenti. Credo che la scelta sia caduta su Zeman proprio per questo. Non sempre le cose vanno come si desidera e la stagione si è rivelata complicatissima. Ho fiducia in questa dirigenza, hanno idee e progetti interessanti per rilanciare il calcio nell’isola».
Lei e il Cagliari, una storia finita come?
«Mi sarebbe piaciuto chiudere la carriera in rossoblù ma le cose sono andate diversamente. Pazienza».
Lei e Lopez?
«Con Diego eravamo compagni di squadra e di stanza. Qualche anno fa c’è stata la possibilità che io tornassi a lavorare col Cagliari. Avevo parlato con Marroccu e Lopez era d’accordo. Sembrava tutto fatto, poi l’operazione non è andata in porto. Diego, però, ha dimostrato di essere un uomo di parola e quando è stato chiamato a Bologna, mi ha voluto con sè. Ha avuto un gran coraggio perchè io non avevo esperienza, insieme abbiamo lavorato bene».
Sta pensando a una carrieta da allenatore?
«Per il momento mi piace stare nello staff di Lopez. Imparo, capisco, valuto, non miro a fare il capo allenatore».
Ci spiega che cosa fa un tecnico in seconda?
«Fai da tramite col mister e se c’è la necessità puoi anche dare dei consigli. Tieni i rapporti con i giocatori, diventi un punto di riferimento e qualche volta ascolti gli sfoghi. Posso dire che è un ruolo che ti fa maturare moltissimo. Io sono uno che si è sempre guadagnato tutto col lavoro a cui nessuno ha regalato nulla. Sono come Lopez, credo di avere la schiena dritta».
Concludiamo facendo un pronostico: scommetterebbe sulla promozione del Cagliari in serie A?
«Sì. Sta dimostrando di essere la squadra più forte. Il campionato è lungo, guai a rilassarsi. Ma credo che questo pericolo non ci sia con un allenatore bravo come Rastelli».
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