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Sacchetti: «Abbiamo un assillo: vogliamo vincere una partita»

SASSARI. «Abbiamo l’assillo di vincere una partita e anche di fare una buona prestazione». Meo Sacchetti sputa il rospo alla fine della conferenza stampa e nelle sue parole c’è tutta la frustrazione...

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SASSARI. «Abbiamo l’assillo di vincere una partita e anche di fare una buona prestazione». Meo Sacchetti sputa il rospo alla fine della conferenza stampa e nelle sue parole c’è tutta la frustrazione di un gruppo che dopo aver vinto tante partite e sollevato diversi trofei negli anni scorsi si ritrova a sbattere contro un muro dall’inizio della stagione: «Come la vivo? L’Euroleague è una cosa a parte – dice il coach della Dinamo –, pensavamo di aver allestito una squadra in grado di fare qualcosa in più rispetto allo scorso anno, finora non ci siamo riusciti ma siamo comunque su un livello superiore. In campionato è diverso, partite come quelle di Bologna dobbiamo vincerle a prescindere dalla cattiva giornata di qualcuno». «La differenza tra Euroleague è campionato è anche questa – aggiunge –: per vincere una partita in Europa, abbiamo bisogno che cinque giocatori siano al top e rendano al massimo. In campionato possono bastare anche due o tre giocatori. Negli anni scorsi ci siamo trovati anche in situazioni di emergenza, tra infortuni e situazioni individuali poco felici, ma gli altri hanno dato qualcosa in più e le partite alla fine le portavamo a casa. Ecco perché dico che lunedì avremmo dovuto vincere».

La partita di Bologna ha ormai segnato uno spartiacque: «Da oggi in poi gioca chi merita – è la sentenza di Sacchetti –, sapete bene che sono uno che dà tante possibilità ai giocatori anche a costo di essere criticato, a volte forse insisto fin troppo, stavolta mi sembra che la situazione sia chiara, abbiamo giocato anche un buon numero di partite, può bastare così. Devo anche dire che dal punto di vista dell’impegno in allenamento non ho nulla da dire a questo gruppo, niente da dire nemmeno su come, a differenza dell’anno scorso, italiani e stranieri si sono integrati. Manca l’agonismo, non viene trasferito in partita quello che succede in allenamento». Un commento anche sulla discussione tra Petway e un tifoso su Twitter: «Me lo hanno riferito. Credo che un professionista non debba mettersi a discutere di questioni tecniche, se invece ci sono insulti la questione è diversa. D’altronde coi social network sei in piazza, quello che prima ti dicevano al bar o per strada ora i tifosi lo dicono sulle bacheche».(r.s.)

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