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La Dinamo licenzia Meo «Grande ciclo ma è finito»

di Roberto Sanna
La Dinamo licenzia Meo «Grande ciclo ma è finito»

Il presidente Stefano Sardara ringrazia Sacchetti e apre nuovi scenari

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SASSARI. Dirsi addio e chiudere un’avventura fantastica in un piovoso pomeriggio di novembre, pochi mesi dopo aver toccato il cielo con un dito. In fondo “niente dura per sempre, nemmeno la fredda pioggia di novembre” cantavano i Guns and roses e Meo Sacchetti, che ha un’anima rock, ha sempre saputo e detto che la sua storia con la Dinamo sarebbe potuta finire in qualsiasi momento. Si è chiusa ieri, con l’annuncio del presidente Stefano Sardara in una conferenza stampa convocata improvvisamente nel primo pomeriggio. La decisione, unilaterale, era stata comunicata al coach in mattinata: «Ci sono momenti che vorremmo non arrivassero mai – è stato l’esordio – ma nei quali bisogna necessariamente prendere una decisione. Oggi abbiamo chiuso il ciclo di Meo Sacchetti alla guida tecnica della società». La squadra è stata affidata agli assistenti Paolo Citrini e Massimo Maffezzoli, che dirigeranno la squadra lunedì notte nel posticipo di campionato contro Pesaro in programma alle 20,30 al PalaSerradimigni. Il tutto in attesa dell’arrivo del sostituto, che non è stato indicato. Tutti i rumors convergono comunque su Marco Calvani, il coach che con Gigi Datome (e Massimo Maffezzoli vice) ha portato Roma alla finale scudetto nel 2013.

Sofferta ma non inattesa. Il presidente biancoblù ha parlato quasi di getto quando ha motivato la decisione: «Abbiamo constatato che è finito un ciclo e dobbiamo ripartire. A essere onesti, già nella scorsa primavera avevamo parlato di questa possibilità ma gli eventi ci hanno fatto cambiare idea. Adesso devo riconoscere che siamo stati un po’ troppo romantici, abbiamo provato a rianimare una storia che sembrava finita. Anche le ultime due sconfitte a Bologna e col Darussafaka in Euroleague si innestano in questo senso: è un qualcosa che viene da lontano ma fino all’ultimo abbiamo sperato che ci fosse lo spazio per ripartire».D’altra parte a far suonare un campanello d’allarme nei giorni scorsi era stato proprio il coach dopo una partita era stato piuttosto esplicito: «O io non sono l’allenatore giusto per questi giocatori oppure loro non sono i giocatori giusti per me» ha tuonato a un certo punto Meo, che nelle ultime settimane era stato anche piuttosto esplicito nelle sue dichiarazioni. «Pensavamo di aver costruito una squadra migliore» ha detto a Bologna senza mezzi termini. Ma chi ha scelto questi nuovi giocatori? «Sono stati scelti di comune accordo – ha risposto Stefano Sardara –, non è arrivato alcun giocatore che non avesse l’okay del tecnico. D’altra parte, la Dinamo non è una società che, al di là dei cavilli del regolamento su tesseramenti e visti, può fare un certo tipo di mercato. Noi, semplicemente, tre o quattro giocatori nuovi non possiamo permetterci di inserirli».

Ringraziamenti. «Meo ha dato tanto a noi e anche noi abbiamo dato tanto a lui – ha proseguito Sardara –, dobbiamo ringraziarlo per tutte le vittorie e anche per quello che ha fatto fuori dal campo, è stato una parte importante del nostro progetto. Da questo punto di vista, non vorrei essere nei panni dell’allenatore che arriva al posto di uno che ha vinto così tanto in una piazza».

Ineluttabile. Il presidente si è soffermato molto sulla fine del ciclo, più che sulle contingenze, facendo intuire che è una decisione che non è stata presa di pancia dopo le batoste di queste ultime settimane: «Non è tanto una questione di risultati, alla fine non è che l’anno scorso a questo punto del cammino le cose fossero molto diverse. E nemmeno di questioni sulla costruzione della squadra. Ripeto, quando ti accorgi che l’equipaggio non è più in sintonia durante il viaggio lo devi cambiare. Direi anche che è stato un ciclo molto bello e anche piuttosto lungo, vorrei sapere quanti allenatori in Italia sono stati sulla stessa panchina per sette stagioni. Non potevamo fare altro, abbiamo bisogno di ripartire con nuovo entusiasmo. Quello che chiediamo al nuovo allenatore è soprattutto questo, ci sentiamo incartati, abbiamo bisogno di vedere le cose in maniera diversa e più positiva».

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