Tifosi divisi tra amarezza e curiosità
Reazioni civili nel popolo biancoblù. Il Commando: tutto passa la maglia resta
SASSARI. Non è una partita come le altre: è la prima senza Meo Sacchetti in panchina, la prima con il nuovo tecnico Marco Calvani in tribuna. Un fiume in piena di domande e sensazioni travolge e avvolge ancora chi, reduce dalla baraonda delle ultime 48 ore, si appresta a varcare la soglia del PalaSerradimigni per il monday night di Lega A. Mario il basket lo ha scoperto a 70 anni. Non ha mai visto la Dinamo degli esordi o quella dell'Avvocato Milia, né in A2 né in B1. Oggi a 75 anni e cinque da abbonato in settore distinti, può dire però di aver vissuto il momento più alto della squadra e della società. Ma è con un misto di curiosa preoccupazione che scende dalla macchina e si avvicina all'ingresso del PalaSerradimigni: «Cosa succederà oggi? Non c'è più Meo. La gente ci sarà? Fischierà? Applaudirà. E l'allenatore nuovo? Ma perché giocano così? E giocheranno bene adesso? Vinciamo? Mamma mia». Cerca risposte, aspetta certezze.
Dispiacere, lucidità e amore per la squadra filtrano cristallini anche fra le maglie del pensiero espresso dal veterano Giuseppe Dore, uno dei tanti tifosi storici della squadra: «Sembrerà strano, a me come a tutti, che non ci sia il coach che ci ha portato alla notorietà internazionale. Ma allo stesso tempo capisco le priorità aziendalistiche - lo dice mimando il simbolo delle virgolette - del presidente e affermo, senza nessun timore, che io sto con la Dinamo». C'è tristezza mista a rabbia invece nelle parole di Anna Nieddu: «Proverò molta nostalgia, ma prima di tutto delusione nei confronti di chi forse si è lasciato sopraffare dalle numerose sconfitte e non ha provato a credere ancora in un uomo che ha portato solo gioia, vittorie e titoli a una piccola cittadina sconosciuta all'intera nazione. Sono presente, ma non tiferò per protesta».
Stefano Cherchi ha 14 anni, grande passione per i cavalli e un abbonamento in settore C: «Mi ero abituato a vedere Meo a bordo campo, avevo sette anni quando è arrivato e io ho conosciuto la Dinamo con lui in panchina. Sarà strano non vederlo più al suo posto». Quanche anno in più sulla carta di identità e qualche stagione in più sugli spalti di piazzale Segni, anche il presidente sassarese del Consiglio Regionale, Gianfranco Ganau dice la sua in linea con il suo giovane concitttadino: «Sarà strano non vederlo a bordo campo. Mancherà una figura che ha caratterizzato un ciclo lungo e importante della Dinamo, il più vincente della storia della società. Un punto di riferimento che tutti i tifosi legano alla Dinamo e ai suoi risultati».
La palla passa al Commando Ultrà Dinamo: «Nel 1960 quando la Dinamo prese vita mai nessuno avrebbe pensato, o forse sognato, di arrivare dove siamo ora. In questo mezzo secolo di vita sono passate tante persone, e tante altre ne passeranno. Alcune hanno lasciato un pezzo di cuore a Sassari e per molte Sassari avrà un'eterna attrazione. Per tutti però abbiamo un grazie, un ricordo particolare o un aneddoto – si legge nel testo diffuso dalla Curva -. Noi però vogliamo ricordare ai tifosi che la Dinamo è prima di tutto una maglia, due colori, uno stemma e così resterà sempre». Questo l'incipit del comunicato del gruppo organizzato che ringraziando i grandi protagonisti del passato, lontano e presente, dopo aver augurato a tutti le migliori fortune, chiede esplicitamente: «unità al mondo Dinamo e niente drammi, perché gli uomini passano ma la maglia resta».
Giovanni Dessole
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