L’Olbia parte bene, poi arriva la mazzata
La sconfitta di Viterbo brucia. I bianchi vanno in vantaggio con capitan Molino ma con l’espulsione di Giglio arriva il ribaltone e la festa finale dei laziali
VITERBO. Lo stadio “Rocchi” smentisce per una volta la teoria che recita “in dieci si gioca meglio che in undici”. Con un uomo in meno dal secondo minuto di recupero del primo tempo (Giglio espulso per presunto fallo ai danni di un avversario), infatti, nel cuore della Tuscia va in scena un inatteso ribaltone, con la squadra di casa che vince 3-1 al cospetto di un'Olbia che nei primi 45’ s'era portata in vantaggio e che fino a quel punto comunque aveva amministrato in maniera tranquilla la gara. Con Peana di rientro dalla squalifica, Biagioni affida al trio delle meraviglie Giglio-Molino-Mastinu l'idea dell'uno-due veloce che possa mettere in difficoltà la retroguardia dell'undici di Nofri, e così avviene fino al minuto numero 28, quando il classe '91 è costretto a uscire per infortunio. Da quel momento in poi, senza nulla togliere a chi subentra, ai bianchi viene a mancare qualcosa e inevitabilmente i gialloblù laziali riescono ad arginare meglio le ripartenze dell'Olbia. Quasi una beffa, visto che al 27' l’Olbia era pure passata in vantaggio grazie a un calcio di rigore decretato per fallo di Ansini su Molino e trasformato dallo stesso attaccante con un tiro preciso che era andato a infilarsi alla sinistra di Pini, bravo e sfortunato nel contempo nello sfiorare la sfera. Il primo tempo, insomma, scorre veloce e senzai patemi d'animo per la retroguardia gestita dal belga Van der Want. O meglio, scorrerebbe tranquillo fino all'intervallo se solo non arrivasse un attimo prima del duplice fischio il patatrac del trentasettenne ex Grosseto Giglio, al quale viene mostrato il cartellino rosso dal signor D'Ascanio per un presunto “braccio largo” ai danni del metronomo argentino Cuffa. L'inferiorità numerica è una mazzata, basti pensare che a inizio ripresa bastano trenta secondi alla Viterbese per ristabilire le distanze: Cuffa, servito da Babacar, infila da due passi la porta avversaria. Tutto da rifare, insomma, con metà gara ancora da giocare. Ma inevitabilmente il baricentro dei bianchi arretra, e mentre a Molino viene affidato il compito di infastidire gli antagonisti dalla metà campo in avanti, Van der Want diventa protagonista positivo su sortite di Neglia e Babacar. Però nulla può al minuto 70 sulla conclusione di Belcastro, che trova il gol del vantaggio con un'azione simile a quella del pareggio: cross dalla sinistra, sponda di Babacar e conclusione del numero dieci laziale. A seguire, il subentrato Selvatico azzarda il gol della vita con una conclusione dalla distanza che l'estremo difensore belga devia in corner; infine, quando l'Olbia è sbilanciato in avanti per tentare l'ultimo assalto utile al pareggio, ecco il contropiede che da il “la” al terzo gol, con un contropiede da manuale orchestrato da Belcastro e finalizzato da Babacar, che segna e non esulta. Lui, l'ex del match, risulta essere migliore in campo. Ma a esser schietti con un uomo in più è stato facile maramaldeggiare per 45 minuti. Peccato, si interrompe così la striscia positiva che aveva portato 15 punti nel carniere nelle ultime cinque partite. In ogni caso gli apprezzamenti fin qui accumulati dall'Olbia non si cancellano per un secondo tempo giocato, per forza di cose, in affanno.
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