La bomba di Stefano Sardara «A giugno lascio la società»
Annuncio shock del presidente dei sassaresi dopo la pesante sconfitta interna con Trento «Deluso dai fischi dei tifosi prima della fine della partita, serve il cuore ma anche la testa»
SASSARI. La bomba esplode un paio d’ore dopo la sirena, quando sul parquet del palazzetto sono rimasti solo gli avanzi dello spuntino post-partita. Nessun tiro da 3 punti, piuttosto un ordigno social innescato col tasto “pubblica” su facebook. Stefano Sardara spara alla sua maniera, sulla sua pagina personale: «a giugno lascerò la Dinamo».
La domenica terribile. Prima la brutta sconfitta interna contro Trento, la terza in cinque gare di campionato al palazzetto, la settima considerando anche l’Eurolega; poi l’uscita dal campo tra i fischi del pubblico. Infine lo sfogo del presidente biancoblù. Una boutade? Una reazione di pancia? Non proprio, perché pare che lo stesso pensiero fosse stato espresso da Sardara in privato dopo lo tsunami successivo all’esonero di Meo Sacchetti. Ieri, a fine gara, il presidente ha discusso a lungo con Federico Pasquini all’esterno degli spogliatoi, prima di avere un confronto di quasi mezz’ora con alcuni rappresentanti del tifo organizzato. Poi ha pranzato nella Club house con la squadra e nel primo pomeriggio ha dato fuoco alle polveri.
La bomba. «Il problema era Sacchetti e la soluzione è Calvani? No – ha scritto Sardara –, le scelte hanno radici molto più profonde e solo chi conosce i fatti le può giudicare. Non mi aspettavo certo che la squadra cambiasse in quattro partite, per quello serviva un mago e non un allenatore. La partita di oggi? Orribile, ma molto peggio sono stati i fischi fin dall’intervallo di una parte nutrita di pseudo tifosi che evidentemente non aspettavano che il passo falso. Ecco è avvenuto ed ora sfogatevi pure, consapevoli che il tifo è una cosa diversa. La giornata di oggi sarà per sempre nei miei ricordi, perché statuisce che una buona parte dell’ambiente è legato ad un modo diverso dal mio di gestire una società, sia essa commerciale o sportiva e dato che il mio progetto di vita non prevedeva e non prevede per necessità la presidenza della Dinamo, a giugno lascerò a chi probabilmente sarà più disponibile a fare solo scelte di cuore e non di ragione. Sono felicissimo di quanto abbiamo fatto, tiferò sempre Dinamo, ma non sono la persona giusta per portare avanti un progetto serio, che si basa solo sul cuore. Per me ci vuole il cuore ma anche e sopratutto la ragione, perché altrimenti costruisci mostri con i piedi d’argilla».
L’armistizio. La bomba ha scatenato infinite discussioni tra i tifosi. E mentre il telefono del presidente squillava a vuoto, poco prima delle 20, sempre sui social, Sardara ha puntualizzato meglio il suo pensiero. «Tranquilli sono troppo legato alla Dinamo per lasciarla morire. I fischi da metà partita mi hanno amareggiato non perché “chi paga non possa dissentire” o “non so perdere” o peggio ancora “non accetto le critiche e di fronte alle difficoltà lascio”, ma perché dimostrano non un modo di esprimere dissenso, ma un modo per appesantire ulteriormente gli animi dei giocatori che faticosamente cercano di trovare una quadra. Quando ho preso la società le difficoltà erano ben altre e ben più serie, e sono state superate perché eravamo consapevoli di remare tutti nella stessa direzione. Oggi ho percepito nettamente il contrario e la cosa più amara è averlo vissuto mentre la partita era ancora da giocare».
Un passo indietro rispetto a quanto dichiarato in precedenza? Non proprio: «La Dinamo è una società sana che procederà serena e tranquilla – ha concluso Sardara –. Fino a giugno non si molla di un passo neanche in campo, a prescindere dal futuro ed io sarò accanto ai ragazzi comunque, perché ci credo».
Crisi passeggera o addio definitivo? Qualcosa si potrà capire solo quando il clima sarà un po’ più sereno.
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