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Intervista con il presidente Sardara: «Non riconosco più l’ambiente Dinamo»

di Andrea Sini
Il presidente Sardara durante i festeggiamenti scudetto
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Il presidente Sardara durante i festeggiamenti scudetto

Il patron biancoblù conferma il suo addio a giugno

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SASSARI. Presidente Sardara, partiamo con le malignità da bar: secondo alcuni lei sta facendo come i bambini capricciosi che quando perdono si portano via il pallone.

«Tutt’altro. Io ho detto che sono disposto a lasciare il pallone a qualcuno che avrà voglia di portare avanti il progetto. Ed è un pallone bello nuovo, ben tenuto, garantito».

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Garantito in che senso?

«Nel senso che se io dovessi uscire dalla Dinamo oggi, la società avrebbe sponsor ed entrate per fare altri due campionati e mezzo. Non porto via nessun pallone».

Però ha detto che andrà via a giugno. Una reazione di pancia per i fischi di domenica?

«No, tutt’altro. È un’idea che mi balena per la mente da un po’. Le critiche che ci sono piovute addosso lo scorso giugno all’inizio della serie con Reggio mi hanno fatto aprire gli occhi. Cioè: siamo Sassari, abbiamo appena eliminato Milano, abbiamo due coppe in tasca e la gente inizia a impazzire perché siamo sotto 2-0? Ho pensato: alt, fermi tutti».

Si dice che lei non accetti le critiche.

«Ho già spiegato che ciò che non accetto sono i fischi durante la partita, quando il risultato è ancora aperto. Su questo non sono disposto a negoziare. Non discuto il diritto di chi paga il biglietto di fischiare, ci mancherebbe. Il mio discorso è più ampio: davvero un tifoso della Dinamo pensa di fare del bene alla sua squadra fischiandola?».

Dia lei la risposta.

«La risposta è no. Ma non perché non si possano fare critiche: se in questi anni abbiamo costruito ciò che abbiamo costruito è perché si sono creati certi equilibri e l’ambiente ha fatto la sua parte in maniera positiva. Questo tassello è fondamentale, altrimenti l’idea stessa di Dinamo salta in aria. Se non capiamo questo andiamo incontro alla rovina».

In che senso?

«Noi viviamo di entusiasmo e ovviamente anche di risultati. Ma non possiamo pensare di vincere tutte le partite e di vincere ogni anno lo scudetto e due coppe. Avere un progetto solido, e permettetemi di dire che ce l’abbiamo, per una realtà come Sassari vale più di ogni altra cosa».

Altra malignità: sta cercando un modo per uscire per mancanza di sponsor?

«Questa mi fa ridere. Vi sembra che ci manchino gli sponsor? Come ho già detto, anche senza di me la Dinamo ha comunque il futuro assicurato almeno sino al 2018. Abbiamo creato strutture solide, dalla Club House agli Store, che garantiscono introiti e sostenibilità al progetto».

Ha visto l’intervista a Meo Sacchetti su RaiSport?

«Sì, e mi è piaciuta. Ho rivisto il Meo che conosco. E ha detto una cosa importante, che chiude il discorso anche su un’altra chiacchiera: alla domanda sul perché non abbia chiuso il discorso con la Dinamo a giugno, ha risposto che non aveva altre offerte pari a quella di Sassari e che qui stava bene. In assenza di offerte, io potevo lasciarlo per strada?».

Quanto ha pesato sul malumore della piazza l’esonero di Sacchetti?

«Ha pesato, non c’è dubbio. Domenica da parte di qualcuno c’è stata un’imboscata. Perché mi sarei al limite potuto aspettare una contestazione nei confronti della società nella partita con Pesaro, ma fischiare la squadra che veniva da quattro buone prestazioni non ha senso. Torniamo dunque al discorso di partenza: il ragionamento “pago, quindi se voglio fischio” sarà anche legittimo ma va a cozzare contro ciò che tiene in piedi la nostra realtà. E a queste condizioni io non posso starci. Perché così il progetto non funziona più».

Cosa dovrebbe fare il pubblico?

«Il pubblico è alla base del progetto Dinamo, dire che è il primo sponsor non è una frase fatta. Ha un ruolo determinante dal punto di vista economico, ma anche per l’aria positiva che si è sempre respirata. E che ora in parte non sento più. Guardate: c’è tutta una stagione da giocare e credo che si possa fare bene. Al di là di questo, se alla fine la Dinamo non vince nulla, questo non può diventare uno psicodramma per Sassari: il progetto Dinamo è competere ad alti livelli in maniera sostenibile, non vincere sempre».

Continuerà a interagire con i tifosi usando i social?

«Certo, sono l’unico presidente di serie A a farlo e lo reputo importante. Cerco nei limiti del possibile di rispondere a tutti».

Non c’è alcuna possibilità che ci ripensi?

«Non sono attaccato alla poltrona, ho un lavoro e una mia vita, e ho spiegato cosa non mi va più rispetto a prima. Da oggi sino a giugno sarò concentrato esclusivamente sugli obiettivi della Dinamo. Che restano ambiziosi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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