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De Biasi, eroe d’Albania «Gli azzurri nel girone? Magari è meglio di no»

di Mauro Corno
De Biasi, eroe d’Albania «Gli azzurri nel girone? Magari è meglio di no»

Il tecnico trevigiano non vuole fermarsi al miracolo qualificazione: «La squadra di Conte vale la semifinale, bello trovarla più avanti...»

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Gianni De Biasi ha portato l’Albania a qualificarsi per Euro 2016. Un traguardo storico per le Aquile, che non sono mai volate così in alto. E che hanno tutte le intenzioni di dire la loro anche in Francia. Il 59enne ct originario di Sarmede (Treviso) ha nel suo staff i connazionali Paolo Tramezzani e Angelo Pereni e l’ex bomber albanese Erjon Bogdani. De Biasi è più che consapevole di avere compiuto un’autentica impresa ma mantiene il profilo basso.

Con il sorteggio di Parigi si chiuderà per lei uno splendido 2015.

«Se dicessi che mi aspettavo un’annata del genere sarei uno sciocco, però è bello vedere che il lavoro paga».

È anche dottore da un paio di mesi.

«Una grande soddisfazione. Quando ero un po’ più giovane mi sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza, ma è stato impossibile conciliare gli studi con l’attività di calciatore. Dopo la cittadinanza onoraria l’Albania mi ha dato anche una laurea honoris causa alla Tirana European University. È stato ancora più bello perché non c’eravamo ancora qualificati per l’Europeo».

Traguardo tagliato qualche giorno più tardi.

«Un’impresa insperata, ma i ragazzi hanno meritato al 100% la qualificazione. È arrivato un risultato prestigioso e insieme a esso è arrivato un messaggio importante: se si crede in quello che si fa, se si mettono passione e dedizione, privilegiando il gruppo, tutto può succedere».

Per esempio può succedere di andare a sconfiggere il Portogallo a domicilio anche se Cristiano Ronaldo non c’era.

«Il colpaccio in Portogallo ci ha dato una grossa mano in chiave qualificazione, ma anche pareggiare in casa con la Danimarca, perché la consideravamo una squadra molto forte. Poi abbiamo pareggiato anche a Copenaghen, in quella che per noi è stata la partita chiave: con quello 0-0 abbiamo capito che avremmo avuto grandissime possibilità di andare direttamente in Francia».

Poi però è arrivata una doppia sconfitta interna.

«Fino alla quinta gara siamo stati imbattuti, la sesta e la settima le abbiamo perse in pieno recupero, con il Portogallo e con la Serbia a Tirana: sembrava quasi un segno del destino».

E invece…

«Siamo andati in Armenia per cercare i tre punti necessari contro una squadra che sapevamo non ci avrebbe regalato nulla. I ragazzi si sono ricaricati e hanno dato il meglio in un momento che per noi significava tutto. Abbiamo vinto 3-0, ma le ore precedenti al match sono state tutt’altro che semplici: lo stress mi è rimasto addosso per un bel po’ di giorni».

Ci descrive la sua Albania, intesa come nazione?

«È un Paese con grandi ambizioni. Noi italiani siamo spesso soggiogati dai pregiudizi, ma ho trovato persone che hanno voglia di lavorare e di fare. Anche noi, nei tempi passati, emigravamo e venivamo riconosciuti solo per “mandolino, pizza e mafia”: credo che il bello è il buono ci siano ovunque, io ho incontrato gente che sa svolgere il proprio lavoro e che lo fa con onestà».

In Francia le piacerebbe affrontare l’Italia?

«Magari è meglio di no, perché quella azzurra è la squadra più forte tra quelle inserite nella seconda urna. L’Italia può come minimo arrivare alle semifinali, meglio evitare di finire nel suo gruppo. Sarebbe bello sfidarla più avanti, perché no?».

Grosso modo ha già in mente i 23 da portare?

«Al momento ho una rosa allargata a 28, non sarà facile lasciare a casa cinque elementi, perché ho davvero a disposizione un gruppo di professionisti di livello».

Dita incrociate per il sorteggio?

«No, no dita incrociate perché nessuno dei miei calciatori si faccia male da oggi a giugno: sei mesi sono tanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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