Pugilato, dalla strada al ring: i gemelli Serra campioni d'Italia elite
La grande avventura di Gianmario e Federico: da Ossi al paradiso a suon di vittorie in poco più di un anno
SASSARI. Hanno 21 anni ma non li dimostrano. Taglio corto da marines, sguardo da “balente” e tanta voglia di aggredire la vita. Federico e Gianmario Serra sono l’ultimo regalo del 2015 allo sport sardo. Un regalo fantastico perchè arrivato inatteso e da una disciplina - il pugilato - che nell’isola ha prodotto grandi campioni ma che, negli ultimi anni, sembrava un po’ appannata. Federico e Gianmario hanno conquistato due medaglie d’oro ai campionati italiani élite che si sono appena conclusi a Roseto degli Abruzzi. Federico ha raccolto l’eredità di Manuel Cappai indossando la cintura di campione d’Italia nei pesi minimosca (49 chili), mentre Gianmario ha riportato in Sardegna il titolo dei mosca quindici anni dopo Antonio Cossu, l'ultimo pugile griffato quattro mori capace di salire sul gradino più alto del podio nella categoria dei 52 chili.
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L’impresa dei due ragazzi della “scuderia” di Domenico Mura ha una particolarità che la rende unica (non solo in Italia) perché Federico e Gianmario sono gemelli. Due gocce d’acqua dal punto di vista fisico e due caratteri molto simili. «Forza dell’abitudine – spiegano lasciando affiorare un sorriso –. E’ difficile convivere con un fratello gemello e non assomigliargli almeno un po’».
I neo campioni d’Italia sono rientrati a casa giusto il tempo per appendere le loro medaglie in bacheca e rifare i bagagli. Da ieri sono di nuovo in ritiro con la nazionale azzurra per uno stage collegiale di una decina di giorni. Prima di partire sono tornati in palestra (al Boxing Club, nella zona industriale di Predda Niedda, a Sassari) per salutare i compagni e scaricare l’adrenalina accumulata in Abruzzo. Un’ora sul ring e poi il lavoro al sacco. Pugni secchi, schioppettate amplificate dalle pareti del locale, intervallate dai richiami, severi, di Domenico Mura: «Più svelto, doppia, esci...»
«Ci massacra – confessa a bassa voce Federico – ma è giusto così. Ci ha raccolto dalla strada e in meno di due anni ci ha portato in paradiso. La doppia vittoria ai Tricolori è un risultato straordinario. Ma io la considero solo un punto di partenza». Spacconeria? Meglio non provocare, anche perché i due hanno le idee chiare. «Abbiamo cominciato quasi per gioco – spiega Gianmario – ma abbiamo vinto subito e il gioco si è fatto molto, molto serio. Adesso il traguardo sono le Olimpiadi. E’ difficile conquistare un posto nella squadra che partirà per Rio ma ce la metteremo tutta. La vittoria ai campionati Elite è un bel biglietto da visita. E la convocazione ai collegiali ci permetterà di crescere ancora e di rimettere in discussione le certezze del ct Raffaele Bergamasco. Noi ci proviamo...»
Il miracolo si è concretizzato nel triangolo Ossi-Porto Torres-Sassari. E segue un clichè che nel mondo della boxe ha alimentato decine di leggende. «Abbiamo avuto un’infanzia complicata – racconta Gianmario –. Siamo i più piccoli di una famiglia difficile e siamo cresciuti per strada». «Diciamo pure che eravamo dei “randagi” - rincara Federico - e abbiamo rischiato di perderci ancora ragazzini. Invece grazie a un parente che si era trasferito da Ossi a Porto Torres abbiamo conosciuto Domenico Mura e ci siamo avvicinati alla boxe».
«Fare a pugni ci è sempre piaciuto – continuano in coro - ma in casa avevano paura di aggiungere violenza a violenza e poi non ci sono mai state le possibilità economiche per frequentare una palestra. Mura ci ha aperto le porte della Boxing Club e la nostra vita è cambiata. Niente più stronzate, niente alcool nè fumo. Solo i guantoni e il profumo del ring».
I primi match confermano che i due ci sanno fare. Sono un po’ grezzi (in strada lo stile conta poco) ma hanno dinamite nelle braccia. Dopo neanche un anno di palestra Mura li lancia nel panorama regionale e poi alza l’asticella. Federico vince i campionati sardi nella categoria 52 kg e debutta ai tricolori dove si deve accontentare del bronzo. Gianmario è costretto a rinunciare agli assoluti da un verdetto (contestatissimo) che gli nega la finale dei campionati regionali. Ma non ne fa un dramma. E il palmares dei Serra brothers diventa impressionante: 15 match vinti da Federico (che a giugno ha portato a casa anche il Guanto d’Oro), 14 da Gianmario.
Una serie lunghissima di ko. Un modo di combattere ancora un po’ istintivo ma efficace e coraggioso. «Paura? Mai - spiega Federico –. Finalmente faccio quello che mi piace e lo faccio nel modo giusto. Mura ci ha insegnato prima di tutto il rispetto delle regole e per la prima volta in vita mia mi sento bene. So che la boxe può darmi molto e non voglio lasciarmi scappare l’occasione». A 21 anni è lecito sognare. Anzi e obbligatorio.
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