Il buzzer beater di JD specchio del periodo no
TORINO. Chi di buzzer beater ferisce, prima o poi con un buzzer beater finisce per scottarsi. Il super canestro segnato da Jerome Dyson da oltre 20 metri, con appena 1”46 da giocare, arriva dopo una...
TORINO. Chi di buzzer beater ferisce, prima o poi con un buzzer beater finisce per scottarsi. Il super canestro segnato da Jerome Dyson da oltre 20 metri, con appena 1”46 da giocare, arriva dopo una lunga serie di vittorie che negli anni scorsi la Dinamo aveva conquistato un po’ ovunque con canestri all’ultimo secondo.
Dimenticate le magie da mezzo secondo di Drake Diener, la tripla di Vanuzzo a Bologna, e i favolosi tiri in sospensione cadendo all’indietro di Travis Diener (contro Montegranaro e a Chalon sur Saone). In questa stagione la fortuna non si fa trovare, ma i sassaresi non fanno poi troppo per cercarla. L’assenza del killer instinct dei biancoblù, in questa stagione, è già costato diverse sconfitte alla formazione sassarese: incapace di sfruttare l’ultima palla a Istanbul (per poi perdere all’overtime), con il Maccabi (tripla sulla sirena fallita da Alexander), a Mosca (penetrazione di Haynes respinta con una stoppata), senza contare la sconfitta in Supercoppa contro Reggio Emilia e il rocambolesco ko di Bologna (l’ultimo match in campionato della gestione Sacchetti).
Al di là di qualsiasi discorso sulla buona sorte (che il suo ruolo ce l’ha, eccome), le ultime due difese proposte dalla Dinamo in casa della Manital sono lo specchio del “vorrei ma non posso” dal quale sembra essere affetto il gruppo. Nel primo caso, con la Dinamo avanti di 2, Dyson è stato isolato dai suoi compagni fuori dall’area e nel momento in cui White è andato a portargli il blocco, il marcatore diretto (Haynes) e l’aiuto (Petway) hanno fatto un pasticcio consentendo a JD di arrivare al ferro. Paradossale, infine, quando accaduto in occasione dell’ultimo secondo e mezzo di gioco: dopo il fallo in attacco di Haynes (che nei replay appare evidente), Torino ha rimesso da oltre metà campo: Brian Sacchetti è andato a chiudere Dawkins e poi anche su Dyson (un doppio compito paradossale), mentre i suoi quattro compagni sono rimasti sulla linea di metà campo, con le braccia basse, a guardare Dyson compiere la sua vendetta. Anche qui: segnare da metà campo, senza difesa, a questi livelli non è così inusuale. Basta vedere certi giocatori in allenamento. (a.si.)
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