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LE DUE FACCE DELLA VENDITA PININFARINA

di VALERIO BERRUTI
LE DUE FACCE DELLA VENDITA PININFARINA

di VALERIO BERRUTI L’anno dell’auto 2015, uno dei più turbolenti di sempre che verrà ricordato da tutti per il Dieselgate Volkswagen, si chiude con la vendita della Pininfarina ai ricchissimi indiani...

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di VALERIO BERRUTI

L’anno dell’auto 2015, uno dei più turbolenti di sempre che verrà ricordato da tutti per il Dieselgate Volkswagen, si chiude con la vendita della Pininfarina ai ricchissimi indiani della Mahindra. Una perdita d’immagine per il nostro Paese ma certamente un vantaggio per un gruppo che ha fatto la storia dell’automobile destinato purtroppo all’oblio.

Lamentarsi ora di questa perdita non ha molto senso e poi l’industria è globale ed è quindi anche un bene che grandi investitori vengono dalle nostre parti a fare shopping. Il problema, semmai, è che le nostre aziende non fanno altrettanto all’estero per cui continuando di questo passo ci resterà ben poco da mostrare al mondo.

Ma questo è un altro discorso e nel frattempo sarebbe meglio guardare con attenzione i destini della Pininfarina. Che tipo di investimenti verranno fatti, quali piani di sviluppo e con che livello di occupazione. Il resto conterà molto meno. Resta comunque un fatto che con la vendita della Pininfarina passa il confine anche l’ultimo marchio dei carrozzieri torinesi. È accaduto con Bertone e più recentemente con l’Italdesign di Giugiaro venduta ai tedeschi della Volkswagen che ha commentato così la vicenda: «Il mestiere del designer di automobili deve tornare a essere quello dell’artigiano. Le grandi strutture costano ed è inevitabile che arrivi a rilevarle chi ha grandi capitali».

Un commento amaro che fa i conti con la situazione del nostro Paese. Con la perdita di valore di tante imprese che tutti, a cominciare dalla politica, continuano a definire l’eccellenza italiana e che poi puntualmente finiscono nell’abbandono finché qualcuno non viene a prendersele. Per rilanciarle, valorizzarle e farle diventare davvero delle eccellenze ma purtroppo non più del “made in Italy”.

Quest’anno finisce così, speriamo che il prossimo vada meglio.

@valerio__berruti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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