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Dopo la rivoluzione ora si va alla ricerca di una dimensione

di Andrea Sini
Dopo la rivoluzione ora si va alla ricerca di una dimensione

Vincere è difficile ma ripetersi è quasi impossibile Eppure, tra alti e bassi, il Banco può ancora stupire

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SASSARI. Dicono che di meglio non si può fare. Che vincere è difficile ma ripetersi è molto più complicato. Che l’annata perfetta non è quasi mai replicabile. Dura la vita dei campioni d’Italia e di chi, nel 2015, ha vinto in campo nazionale tutto quello che si poteva vincere: eppure la Dinamo da anni si diverte a stupire tutti.

La squadra del triplete di fatto non esiste più ma sulla scia dei trionfi dell’ultima stagione la società sassarese sta provando a riproporsi a livelli di eccellenza. In pratica, a livello tecnico, le carte in tavola sono cambiate completamente: la scorsa estate la squadra è stata rivoluzionata (confermati solo Devecchi, Sacchetti junior e Formenti) e nel frattempo i biancoblù hanno perso per strada, esonerato più per i dissapori con il presidente che per i risultati, anche coach Meo Sacchetti, l’allenatore che ha messo la firma sull’incredibile escalation della Dinamo dal 2009 in poi. La prima metà della regular season è stata tutta una rincorsa a una vera fisionomia, ma la “chimica” di squadra tanto cara agli allenatori ancora non si è vista. Il completo fallimento della seconda esperienza in Eurolega ha aggiunto insicurezza e dubbi a un ambiente che si era abituato a vincere e ora (a torto) vuole sempre soltanto vincere. Sardara ha mandato un avviso ai naviganti minacciando di farsi da parte a fine stagione, ma anche questo fa parte del gioco delle parti.

Da dove si riparte, dunque? Si riparte da un tecnico motivato come Marco Calvani, da una base di classifica tutt’altro che disprezzabile (i sassaresi si sono arrivati a giocarsi nel confronto di Milano il titolo di campioni d’inverno), dalle prossime Final Eight e da un’avventura in Eurocup che può servire come ulteriore test ad alti livelli. Le due vittorie ottenute a cavallo di Natale, contro Reggio Emilia (match-capolavoro) e Pistoia hanno mostrato una prima vera impronta del lavoro svolto in poco più di un mese dal coach romano. Calvani, al di là dell’ottimismo di facciata, ha comunque almeno un paio di brutte gatte da pelare: per il suo modo di intendere la pallacanestro, la Dinamo è fin troppo carica di esterni ed è povera di ali forti e centri di ruolo. A questo si va ad aggiungere l’ormai cronico problema del rendimento di alcuni giocatori. Su tutti Petway ed Eyenga: dovevano essere due giocatori chiave, ma stanno deludendo in maniera clamorosa le attese.

La sensazione è che con almeno un intervento sul mercato la situazione si possa sbloccare in maniera definitiva. Nel frattempo, però, è bene ricordare che – come l’esperienza insegna – i conti si fanno a giugno. E se non si può vincere sempre, a volte ci si può comunque divertire giocando ad alti livelli.

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