La Nuova Sardegna

Sport

Torres, la scommessa persa di Capitani

Torres, la scommessa persa di Capitani

Una intercettazione telefonica costa la retrocessione al club rossoblù. Adesso è guerra aperta tra la curva e il patron

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. «2015, Odissea nella Torres». Se c’è un titolo che più di tutti sintetizza gli ultimi dodici mesi della società rossoblù non può essere che questo. L’alternativa è «Attila», che sembra pensato apposta per il presidente (sospeso a “divinis”) Domenico Capitani. Per la verità ci sarebbe pure «l’azzardo» ma solo in abbinata con la «stangata». Scherzi a parte l’anno che ci siamo lasciati alle spalle è l’ennesimo capitolo orribile di una storia ultracentenaria che ha riservato più mal di pancia che sorrisi al popolo rossoblù. Un peccato perchè mai come questa volta i colpevoli hanno un nome e un cognome. E non coincidono con quelli di chi è sceso in campo e, a giugno, ha festeggiato la salvezza in Lega Pro.

I guai sono cominciati dopo quando la procura della Repubblica di Catanzaro ha aperto un fascicolo su un giro di scommesse clandestine. Nel mare magnum delle intercettazioni ambientali sono saltate fuori alcune telefonate tra il presidente Domenico Capitani e personaggi poco raccomandabili che, secondo i magistrati, tessevano le file del gioco d’azzardo. La Torres fu accusata di aver “aggiustato” una partita di Coppa Italia disputata a Pisa. I quell’occasione i sassaresi mandarono in campo una squadra imbottita da giovanissini per non affaticare i titolari impegnati in una doppia trasferta molto delicata. Il match finì nel mirino degli scommettitori e Capitani, sempre secondo le accuse, pensò bene di partecipare al banchetto, raccogliendo le briciole. In primo grado il teorema accusatorio franò davanti all’inconsistenza delle prove. I tifosi festeggiarono, la società parlò di vittoria ma a una settimana dall’avvio del campionato di Lega Pro i giudici di secondo grado ribaltarono la sentenza e, con una decisione molto dubbia, condannarono i sassaresi alla serie D. L’appello al Coni arrivò a giochi fatti (con i campionati in pieno svolgimento) e ai giudici non rimase altra opzione che confermare la retrocessione della Torres nell’inferno dei dilettanti.

Il resto è storia di oggi, con i tifosi in aperta rottura con la società, il presidente che non si fa più vedere in Sardegna e la squadra che, da sola, prova a tenere alto il vessillo rossoblù. E per la verità con risultati molto positivi.

Il merito è tutto di un allenatore - Marco Sanna - che ha saputo riordinare i fili di una squadra che ha faticato a calarsi nella nuova realtà e di un gruppo di giocatori che sta dando tanto. Fare nomi sarebbe ingiusto perchè tutta la rosa, dai senatori ai più giovani, ha dimostrato uno spirito di appartenenza e una professionalità che avrebbero meritato ben altre attenzioni.

Ma nel calcio la riconoscenza non paga e alla Torres ancora meno. Ne sanno qualcosa le ragazze della femminile che dopo aver dettato legge in Italia nell’ultimo decennio sono state cancellate dal pianeta pallone per un debito di poche decine di migliaia di euro. Anche il questo caso il presidente Capitani si proclama “vittima” di incomprensioni e malintesi per nascondere una verità che è sotto gli occhi di tutti: la Torres femminile non c’è più. Altro che Odissea nello spazio, siamo già alla Cronaca di una morte annunciata. (a.l.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Sardegna

In attesa del concerto di Vasco all'Olbia Arena: le notti prima del doppio live, centinaia i fan sotto le tende - LE INTERVISTE

Il focus

Compro, vendo, investo: le case come miniere d’oro. Il boom a Olbia, Sassari frena

di Paolo Ardovino
Le nostre iniziative