Tre calciatori della Torres aggrediti e rapinati dopo il derby vinto a Olbia
Finita la partita i giocatori e la fidanzata di uno di loro sono stati assaliti da cinque persone, una a volto coperto, che hanno colpito i ragazzi con calci e pugni. La società farà denuncia
OLBIA. Dopo partita amarissimo per tre giocatori della Torres che sono stati aggrediti mentre si recavano a recuperare l’auto lasciata parcheggiata vicino allo stadio Bruno Nespoli. I tre, Riccardo Casini (che era in compagnia della ragazza), Lorenzo Musto e Matteo Iali sono stati circondati da cinque teppisti e malmenati. La collutazione è stata breve e violenta. A Musto, autore dei due gol che hanno deciso il derby, è stato strappato uno zainetto che portava sulle spalle e dove il giocatore aveva riposto il portafoglio e un tablet. Sul posto sono intervenute due pattuglie dei vigili urbani e della polizia che hanno ascoltato il racconto dei giocatori e hanno cercato, invano, di recuperare almeno lo zainetto.
L’aggressione è avvenuta a poche decine di metri dalla curva dei tifosi dell’Olbia. I giocatori, che indossavano la tuta della società sassarese, avevano lasciato l’auto poco lontano dallo stadio e stavano andando a piedi a recuperala. Sono stati riconosciuti e, dopo qualche insulto, colpiti con calci e pugni. Tutto è durato una manciata di secondi perché in zona erano presenti altri giocatori della Torres e due dirigenti che hanno richiamato l’attenzione di una pattuglia di vigili urbani (in servizio allo stadio) che sono stati i primi a intervenire. Gli aggressori, cinque, uno col viso coperto da un cappuccio, sono riusciti a dileguarsi portandosi dietro lo zainetto di Musto. Gesto che trasforma l’aggressione in rapina e che dà all’episodio - già di per se grave - un sapore ben diverso anche dal punto di vista giudiziario. Gli aggressori, quasi sicuramente tifosi dell’Olbia anche loro appena usciti dallo stadio, rischiano una denuncia per rapina e lesioni.
La Torres ha già annunciato che formalizzerà la denucnia questa mattina e ha diffuso un comunicato nel quale parla di «episodio criminale che arriva a distanza di due settimane da un’altra aggressione subita dai rossoblù, questa volta dentro il campo di calcio, nell’intervallo della gara di Grosseto».
«La società condanna l’accaduto – si legge ancora nella nota – e collaborerà con le forze dell’ordine per arrivare ai responsabili ma al contempo esprime tutta la propria solidarietà alla ragazza di Casini e ai suoi tesserati e chiede maggiore tutela, a tutti i livelli».
Va ricordato che la sfida di ieri tra l’Olbia e la Torres era stata vietata ai non residenti nella città gallurese dalla Prefettura per il rischio di incidenti tra le due tifoserie non propriamente amiche. La decisione aveva scatenato le proteste della società olbiese che chiedeva di restringere il divieto solo ai tifosi sassaresi.
Allo stadio il divieto è stato applicato rigidamente con controlli di identità agli ingressi e un mare di poliziotti schierati fuori e all’interno del Bruno Nespoli. Una misura che sembrava eccessiva ma che assume un sapore diverso alla luce di quello che è successo dopo. e che ha probabilmente evitato ai tre giocatori rossoblù guai maggiori.
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