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La lezione di Sassu: «Cari ragazzi, il bello deve venire»

di Pietro Zannoni
La lezione di Sassu: «Cari ragazzi, il bello deve venire»

Il giovane allenatore del Calangianus non fa drammi per le cinque sconfitte di fila e crede sempre nel gruppo

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CALANGIANUS. Ambiente giallorosso preoccupato perché il brillante Calangianus che ha respirato anche la vetta della classifica nel girone d’andata pare essersi dissolto. Molti tifosi ora sono catastrofici dopo la quinta sconfitta consecutiva. Tutti preoccupati, eccetto uno: il giovane mister Alessandro Sassu dalla calma olimpica in panchina, dai modi tranquilli nel gestire le vittorie e far scemare gli entusiasmi.

Ora calmo e razionale nonostante l’amarezza per le sconfitte. Giovane sì, ma con il giusto carisma del trainer esperto nel lenire ferite e ricostruire il morale. Martedì presentatosi negli spogliatoi ha rivolto queste parole ai suoi giocatori: «Ragazzi, cerchiamo di capire che cosa ci sta capitando. Non ci eravamo illusi quando tutto filava liscio, ma non sfasciamoci la testa ora che tutto va storto anche perché la classifica ci dice che siamo in ottima posizione per raggiungere la salvezza, sempre nostro unico vero obiettivo. Cerchiamo semmai di guardare al positivo dei 26 punti conquistati, delle belle prestazioni offerte e facciamo di tutto perché queste cinque sconfitte non siano un handicap paralizzante. E’ dentro di noi che dobbiamo guardarci e ripartire con umiltà, facendo gruppo».

Sa bene e lo dice al cronista che tutto ciò ha anche una causa esterna: «Non per giustificare me o i ragazzi ma voglio risalire al 6 dicembre, alla sfortunata trasferta a Cagliari con la Ferrini ove oltre la sconfitta siamo incappati in squalifiche che si sono aggiunte agli infortuni - spiega Sassu -. Non abbiamo saputo reagire come si doveva a quel momento difficile e tutto è stato una conseguenza. Ora piano piano si recupera tutti».

A questo punto ai giallorossi è chiesto di riaprire una nuova fase consapevoli che se di errori se ne sono fatti, resta la consapevolezza che negli ultimi anni mai i giallorossi alla seconda giornata di ritorno avevano 26 punti. Quindi con 13 gare da giocare si possono recuperare alla grande i punti necessari per assestarsi in quota tranquillità. Vari fattori dunque hanno portato a questo periodo di crisi. Ora lo staff tecnico, gli stessi giocatori più esperti con l’entusiasmo dei più giovani devono far quadrato e riprendere con umiltà la strada. Ai baby di casa si ricorda ciò che diceva un mister dei tempi della D: “Qui se un ragazzo arriva in prima squadra si sente arrivato e si blocca nella crescita. Quando si capirà che la maglia giallorossa è solo un punto di partenza e si deve sempre migliorare...”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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