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La commissione Wada sulla Iaaf dell’era Diack: «Corruzione criminale»

La commissione Wada sulla Iaaf dell’era Diack: «Corruzione criminale»

MONACO DI BAVIERA. «Le informazioni sono piuttosto chiare e dimostrano che la corruzione partiva dal vertice della Iaaf, dal presidente Lamine Diack». Così Richard McLaren, membro Wada e consulente...

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MONACO DI BAVIERA. «Le informazioni sono piuttosto chiare e dimostrano che la corruzione partiva dal vertice della Iaaf, dal presidente Lamine Diack». Così Richard McLaren, membro Wada e consulente legale, illustra la seconda parte del report della commissione indipendente dell’Agenzia mondiale antidoping sull’atletica e sulle colpe della Federazione internazionale, fra corruzione e doping. «Certi individui all’interno della Iaaf sono andati oltre la corruzione sportiva – tuona McLaren –, si potrebbe dire che c’è stata una corruzione criminale. E questo dimostra che non è più il momento di negare ma è il momento di fare le riforme».

«La Iaaf non è stata sufficientemente attiva nell’indagare sui casi di doping ematico», rincara la dose Dick Pound, presidente della commissione Wada che nel novembre scorso, nel primo rapporto, portava alla luce lo scandalo Russia. Nella seconda parte del rapporto viene messo in evidenza come la corruzione fosse «parte integrante» della Iaaf e punta il dito contro il Consiglio della stessa Federazione internazionale che «non poteva non essere a conoscenza di quanto fosse diffuso il doping nell’atletica«.

McLaren torna anche sul caso Russia e afferma che le autorità locali «hanno controllato l’evasione, la manipolazione e in alcuni casi la distruzioni di risultati positivi ai test antidoping degli atleti russi» e che «la Iaaf non ha mostrato alcuna brama di occuparsi della questione». Per Pound il lavoro della commissione si è dovuto scontrare con «l’evidente mancanza di volontà da parte della Iaaf di assumersi le proprie responsabilità per quanto è andato storto». E conferma che durante l’era Diack (1999-2015) «ci sono stati insabbiamenti e se questo non viene riconosciuto, non si può pensare di mettersi tutto alle spalle».

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