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La scommessa del GOVERNATORE

Occorre aprirsi al mercato e questa sarà una scelta vincente

CAGLIARI. Gli anni delle spese pazze non ci sono più. Quando esisteva la generosa agenzia «Sardegna promozione», è stata soppressa, i milioni uscivano a vagonate dalle casse della Regione. Persino...

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CAGLIARI. Gli anni delle spese pazze non ci sono più. Quando esisteva la generosa agenzia «Sardegna promozione», è stata soppressa, i milioni uscivano a vagonate dalle casse della Regione. Persino troppi, i soldi di una volta, tanto che la magistratura indaga ancora sulle sponsorizzazioni allora in libertà e persino sospette per il codice penale. Oggi è tutta un’altra stagione: i bilanci pubblici sono quelli che sono, scarsi, e gli sperperi, con grande rispetto per lo sport di massa, sarebbero persino offensivi: oggi un milione basta e avanza. Poi se c’è l’economista Francesco Pigliaru al comando della barca-Regione è impossibile solo immaginare una contabilità allegra. No, se non ci fosse stata la legge voluta dal consigliere regionale Roberto Desini (Cd), sponsorizzazione ammessa per le società professionistiche, il Cagliari a quest’ultimo matrimonio non sarebbe neanche arrivato e arrivarci è stato tutt’altro che facile. E allora meglio accontentarsi e festeggiare l’accordo ritrovato. È intorno a un logo vecchiotto, è datato 1956, trentasei anni dopo la storica fondazione della società rossoblù, ma prestigioso. Il Cavallino è frutto dell’inventiva e dell’arte di Eugenio Tavolara, sassarese, artista apprezzato e fra i padri fondatori dell’Ente Isola. L’ente che non c’è più, è stato sciolto nel 2006, e ora riesumato almeno nel sigillo. L’ha rivoluto, con determinazione, l’assessore al Turismo, Francesco Morandi, tra l’altro docente di marketing all’Università, in nome di «quell’artigianato artistico – sue parole – che abbiamo spesso dimenticato». Non sarà più così, ha giurato, e «proprio l’aver scelto un pezzo di storia per le maglie del Cagliari vuole essere l’inizio di una nuova stagione: della riscossa». Bisognerà vedere se il Cavallino rispolverato sarà davvero sempre associato – questo dovrebbe essere l’obiettivo – alla Sardegna e sarà capito soprattutto da chi non è sardo e non troverà da nessuno parte negozi in cui comprare la statuetta: potrà farlo solo sul web. Comunque una campagna pubblicitaria a questo dovrebbe servire: attirare nuova clientela, e a far capire ai compratori che «se vuoi un pezzo unico (è l’artigianato artistico è famoso per questo) c’è solo il nostro, gli altri sono imitazioni». Forse – ma non per l’assessore – sarebbe stato meglio scegliere un disegno più immediato e riconducibile alla Sardegna, però il professore la sua scelta è pronto a sostenerla. «Sono sicuro dell’effetto positivo che avrà sul fatturato delle aziende fino alla ripresa dell’economia». Ripresa in cui a crederci è soprattutto il presidente Pigliaru: «Dobbiamo avere il coraggio – ha detto – di non essere più autoreferenziali e basta guardare solo al mercato interno». La ricchezza, ha aggiunto, è oltre il mare, oltre l’Italia. «È all’Europa che dobbiamo puntare – un altro passaggio del governatore – e più lontano da casa saremo riconosciuti meglio sarà. Abbiamo un potenziale enorme e avere come testimonial il Cagliari è una mossa decisiva». Detto da chi ha ben altra fede calcistica, Pigliaru è juventino, è una scommessa in cui bisogna credere. «Sarà vincente», ha ribadito l’assessore. Resta da capire come mai invece su altre sponsorizzazioni – ad esempio quella mancata al velista Andrea Mura – la Regione sia stata molto più rigida fino a negarla. Ma questa è un’altra (brutta) storia. (ua)

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