Calvani: gara eccellente, peccato
Il coach dei sassaresi deluso dal divario esiguo, «ma il successo ci tiene in corsa e ci dà la carica»
SASSARI. Deve averci creduto, il tecnico della Dinamo Marco Calvani, nell’impresa di rovesciare la differenza canestri: la sua espressione nel dopo gara tradisce la delusione: «Questa partita è servita non solo a incamerare due punti e provare a ribaltare il risultato dell’andata, ma anche a darci qualche risposta in più alla luce degli ultimi risultati» esordisce. E spiega: «Nei primi due quarti siamo riusciti (merito nostro, demerito loro?) a non metterli in ritmo nel tiro da tre punti, ma chiaramente non potevamo illuderci che bastasse. Peccato per il rientro dagli spogliatoi con quel 6-0 immediato a sfavore, che ci ha fatto perdere l’inerzia acquisita nel finale del secondo quarto. Direi comunque che nel complesso la squadra ha fatto una partita assolutamente eccellente. Non può essere casuale il fatto che costringi una formazione come il Saragozza a perdere 21 palloni, è sintomo di un atteggiamento propositivo da parte dei miei giocatori».
E ancora: «Credo che della loro struttura fisica sapessimo: ci sono giocatori molto dotati sia nel quintetto che in panchina e per quanto puoi combattere è un elemento con cui devi fare i conti. Così loro nel momento giusto hanno messo qualche tiro da due che ha fatto giare la gara a loro favore». A chi gli chiede quanto bruci la sconfitta dell’andata in Spagna alla luce dei primi due quarti di ieri e dell’atteggiamento decisamente differente mostrato al Palaserradimigni, il coach sassarese risponde che «brucia come la sconfitta in Ungheria, mi dispiace che siamo stati gli unici “tonti” ad aver perso con lo Szolnoky, che ha poi preso solo batoste. Ma era un momento particolare, noi provenivamo dalla brutta sconfitta di Milano, per loro era la prima volta in assoluto di una squadra ungherese nella Last 32, c’era molta carica da parte dei padroni di casa. Dobbiamo recriminare più su quella gara che sulle altre». Quanto conta aver vinto anche senza il +13? «Ci mantiene in corsa, e comunque dà un contributo alla solidità mentale. Serve a convincerti che se fai quello che devi fare puoi competere anche con formazioni così attrezzate come quella spagnola».
Antonello Palmas
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