Il tribunale non ha pietà della Torres
La società condannata a 4 punti di penalizzazione per le presunte combine col Monza e la Pro Patria della scorsa stagione
SASSARI. Addio ai sogni di gloria. Dopo la sconfitta contro la Viterbese è arrivata la bastonata della giustizia. La Torres è stata condannata per frode sportiva nel processo Dirty Soccer. La società sassarese dovrà dire addio a quattro punti conquistati sul campo per il suo coinvolgimento (anche se indiretto e, in un caso, solo presunto) nel tentativo di alterare i risultati delle gare dello scorso campionato con il Monza e la Pro Patria. Il primo episodio è costato alla club rossoblù tre punti di penalizzazione, il secondo un punto.
La sentenza era attesa e il rischio di una condanna era stato messo nel conto, ma la decisione del collegio giudicante è arrivata come una sassata su una società che ha già pagato con la retrocessione il suo coinvolgimento nel marciume delle scommesse clandestine portato alla luce dalla procura di Catanzaro e che sperava di uscire indenne dal processo bis. Non è stato così ma la battaglia non è chiusa perchè il club sassarese ha già preannunciato che presenterà ricorso in appello convinto di poter dimostrare la sua innocenza.
In effetti a leggere la sentenza qualche perplessità è legittima. La Torres viene condannata per la partita col Monza (tre punti da scalare in questo campionato) anche se il tribunale riconosce che la combine non c’è stata. La società paga per una serie di telefonate intercorse tra l’allora direttore sportivo Enzo Nucifora e alcuni personaggi coinvolti a diverso titolo nelle indagini. I giudici ritengono fondate le ricostruzioni dell’accusa e sostengono che «l’illecito si è consumato», anche se «alla fine l’alterazione non si è concretizzata».
A parere della Procura Federale, l’iniziativa riferita al tentativo di combine nasce proprio dall’ex direttore della Torres, Nucifora, il quale «alla vigilia della trasferta a Monza entrava in contatto con l’amico Mauro Ulizio, procuratore sportivo che lavorava per la società brianzola, allo scopo di alterare il risultato della gara. Ulizio, forte del rapporto con Maurizio Pagniello, dirigente del Monza e collaboratore del presidente, Dennis Bingham, gli rappresentava la richiesta illecita proveniente da Nucifora e si attivava per trovare i possibili finanziatori della scommessa».
Il tribunale riconosce che «la proposta di illecito non andava a buon fine, stante il rifiuto dei dirigenti brianzoli», ma ciò non toglie «che può dirsi ampiamente provata la condotta contestata essendo sufficiente, ai fini della realizzazione di un illecito sportivo, il semplice compimento, con qualsiasi mezzo, di atti diretti a realizzarlo».
Stesse conclusioni per la gara Torres-Pro Patria. Anche in questo caso, per il Tribunale «il quadro probatorio risulta chiaro e completo». E’ sempre Mauro Ulizio a condurre il gioco «pronto ad entrare nel vivo degli accordi accompagnato dai soliti finanziatori stranieri». Nucifora riceve la proposta di combine la rifiuta ma commette un errore che costa alla Torres il quarto punto di penalizzazione per responsabilità presunta. «Saputo dell’illecito – sostengono i giudici – il direttore sportivo rossoblù avrebbe dovuto procedere alla immediata denuncia del tentativo di frode presso l’organo federale». Cosa che invece non è avvenuta.
Adesso, in attesa di capire che margini ci saranno per il ricorso in appello (gli avvocati ci stanno già lavorando) per la squadra rossoblù il campionato si fa terribilmente in salita. La vetta è distante dieci lunghezze e l’impresa è resa più complicata dal fatto che crescono anche il numero delle squadre che stanno davanti. Servirà un vero miracolo. (a.l.)
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