La “solita” Dinamo, ma ora si cambia
A Brindisi un’altra prestazione in chiaroscuro per i biancoblù, che con gli ultimi due acquisti avranno un’altra fisionomia
INVIATO A BRINDISI. Una maglia “pesante”, piena zeppa di scudetti e coccarde, e una estrema difficoltà a reggerne il peso. La schizofrenica inconsistenza dell’essere Dinamo, del vorrei ma non posso, è tornata a riproporsi nel catino del PalaPentassuglia.
I cocci. In attesa che la “nuova” squadra – quella che sta prendendo forma dopo i movimenti di mercato – assuma una fisionomia precisa, in casa biancoblù si continua a raccogliere i cocci di una stagione che al momento ha preso una pessima piega. Non perché si debba vincere sempre e su tutti i fronti, ma perché passare da una stagione trionfale alla assoluta mediocrità di questi mesi è comunque qualcosa di destabilizzante. Per la società, che continua in ogni caso (e giustamente) a predicare pazienza, e per un ambiente sempre più disorientato.
La transizione. La partita giocata domenica mattina e quella in programma domani in Eurocup contro lo Szolnoki rappresentano di fatto gli ultimi momenti di transizione dal gruppo nato la scorsa estate a quello riveduto e corretto in corsa: il primo è stato bocciato dal campo (sinora 33 gare ufficiali, con 11 vittorie e 22 sconfitte) e dalla stessa società, che è intervenuta pesantemente sul mercato ha in qualche modo rivoluzionato il roster. Dallo starting five pianificato la scorsa estate sono in qualche scomparsi Haynes (domenica sera ha salutato i compagni, ora è un giocatore del Panathinaikos), Eyenga (per ora resta, ma si cercano acquirenti) e Petway (idem), senza contare coach Meo Sacchetti, silurato oltre due mesi fa. Nel frattempo è arrivato Tony Mitchell, che ha già giocato alcune gare (senza mai brillare), e sono in arrivo il lungo dinamico Kenny Kadji (già a Sassari lo scorso anno) e il play Akognon. A mercato ormai chiuso, sono in pratica possibili soltanto movimenti in uscita: con un roster di ben 14 giocatori, oltre a uno tra Petway ed Eyenga, anche D’Ercole potrebbe salutare per andare a giocare in A2. Da ora in poi ci sarà solo da attendere il lavoro di coach Marco Calvani per creare equilibri che di fatto non sono mai arrivati. La sensazione è che non sarà un’operazione semplice e neppure rapida: il primo vero esame potrebbe essere quello della Final Eight di Coppa Italia, in programma a Milano tra meno di 20 giorni.
I soliti difetti. Contro l’Enel di coach Bucchi, la Dinamo ha mostrato nella sua interezzail campionario di “mostruosità” e di eccellenza già viste da settembre a oggi: una difesa a lungo lenta, svogliata e smagliata (dopo 4’ di gioco Brindisi aveva già segnato 17 punti); una cronica difficoltà a presidiare l’area colorata (i salentini hanno catturato 10 rimbalzi in più); un nervosismo sempre pronto a esplodere (l’atteggiamento di Varnado, che si è fetto fischiare un fallo tecnico in un momento chiave, ha fatto andare su tutte le furie il coach biancoblù); una Logan-dipendenza sempre più evidente; l’estrema difficoltà a imporsi negli arrivi in volata (i giocatori di Brindisi, che arrivavano da 4 sconfitte, nel finale avevano il terrore negli occhi). In questo quadro a tinte fosche, resta la luce di quei fantascientifici 5 minuti: dal -18 a 5’14” (77-59) al -1 (82-81) raggiunto con la tripla di Logan a 14” dalla sirena: il tutto condito da ottima difesa, attacco fluido, varietà di soluzioni e mentalità giusta. Se da qualche parte bisogna ripartire, tanto vale riguardare il film di quei minuti. Da domenica, comunque vada, sarà comunque un’altra Dinamo.
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