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Giulio Melilla tra la vita e la morte

di Roberto Sanna
Giulio Melilla tra la vita e la morte

L’ex coach biancoblù ricoverato in gravi condizioni a Udine a causa di un ictus

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SASSARI. Adesso a “Giolio” serve una magia delle sue, un guizzo col quale rovesciare all’improvviso una partita che si sta mettendo malissimo. Giulio Melilla, 71 anni, allenatore della Dinamo per due mezze stagioni tra il 1990/91 e il 1991/92 è sospeso tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Udine dove è stato ricoverato a causa di un ictus. Le sue condizioni sono giudicate molto gravi, i medici stanno valutando le possibilità di un intervento al cervello ma le possibilità di un esito positivo sembrerebbero troppo ridotte.

Ai tifosi delle nuove generazioni il nome di Giulio Melilla non dice nulla, a quelli con qualche capello bianco e tanti anni di militanza al PalaSerradimigni fa venire in mente i tempi eroici. Quelli della Dinamo appena arrivata nel basket professionistico e catapultata in una realtà totalmente nuova e per molti versi sconosciuti. Stiamo parlando del secondo anno in A2, era un altro basket e anche un’altra epoca. Melilla arrivò al posto di Piero Millina, si rivelò subito un personaggio particolare. Grande passato da giocatore, ottimi risultati in panchina nel settore femminile, era uno che aveva un grande feeling con la partita e il pubblico. Sapeva cambiare il corso di un match con qualche decisione improvvisa, “sentiva” l’andamento del gioco e nei momenti di maggiore trance agonistica si sbracciava platealmente per infiammare il pubblico. In un clima da battaglia dava il massimo e infatti la sua Dinamo in casa conquistò scalpi eccellenti, primo fra tutti la Scavolini Pesaro di Magnifico e Daye battuta in Coppa Italia. Purtroppo per lui il lavoro in palestra non era il suo forte e alla lunga, dopo aver conquistato la salvezza e la riconferma, dovette cedere il posto all’emergente Zare Markovski. Simpatico, generoso sanguigno, stile di vita a volte sopra le righe (forse il suo vero limite, perché il basket era davvero il suo pane), ha lasciato un ricordo soprattutto come personaggio. E tutti quelli che lo hanno conosciuto ora fanno il tifo per lui, sperando in un’altra magia vincente.

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