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Parisse ci crede: «Sarà un vero combattimento»

di Fabrizio Zupo
Parisse ci crede: «Sarà un vero combattimento»

Il capitano: «Berbizier dice che perdiamo di 30? Anche lo scorso anno in Scozia dicevano che...»

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INVIATO A PARIGI. La prima risposta del capitano riguarda Parigi, la città dove vive e lo Stade de France che riapre oggi dopo quel 13 novembre per la prima volta ospitando Francia-Italia: «Sappiamo che la Federazione francese ha aumentato la sicurezza attorno allo stadio – dice Sergio Parisse che quella tragica sera si trovava a Leicester per un match del suo Stade –. Per noi giocatori è un momento importante, per me che in questa città ci vivo ancora di più».

E lo stadio mezzo pieno è un effetto del clima di guerra o i tifosi francesi si sono disamorati dopo i 62 punti beccati dalla Nuova Zelanda? «Credo che la sconfitta c’entri poco. Ci sono molte misure di sicurezza in città, per quattro mesi ancora il livello di attenzione sarà alto. I 50mila allo stadio non sono effetto della paura ma forse della poca voglia di andare a vedere uno spettacolo di questi tempi».

La partita in sé? Pierre Berbizier, ex ct di entrambe le Nazionali, sull’Equipe di ieri non l’ha mandata a dire: «Poveri italiani costretti a convocare giocatori di Eccellenza paragonabile al campionato Federal 1 (terza serie). Prenderanno almeno trenta punti».

Feriscono un po’ queste parole per chi come lei l’ha avuto come ct azzurro? «No, non credo l’abbia detto per ferire. È la sua analisi. Fa l’opinionista in tivù. Pierre conosce la nostra realtà e le nostre difficoltà. Ma vediamo se andrà così in campo. Se ci sarà questo divario, gli dirò bravo. Non scenderò in campo ferito. E poi pure in Scozia l’anno scorso nessuno ci dava una lira, in più c’erano debuttanti Bacchin e Visentin. Stavolta ci sono più esordienti, alcuni giocano in Eccellenza, ma se hai la chance di giocare con l’Italia sia pure per la sfortuna e l’infortunio di altri, è un’occasione che va colta al volo, e in poco tempo cercare di dire la propria».

Va in sostegno al capitano Phlippe Berot, l’assistente di Jacques Brunel ed ex centro dei Bleus: «Il ritmo dell’Eccellenza è diverso, è un problema ma questo lo sapevamo già. Abbiamo avuto tre giorni per lavorare con questo gruppo abbiamo lavorato bene. È la nostra situazione: i giovani non hanno esperienza ma hanno volontà e hanno messo entusiasmo per crescere insieme. Dobbiamo trovare un equilibrio fra gli azzurri che hanno già confidenza con l’alto livello e questi giovani».

Ma che partita sarà allora? «Combattimento, con sfide in mischia e touche – riprende Parisse –. Sono i francesi che devono dimostrare al proprio pubblico di aver ritrovato il loro Dna, il loro spirito, di essere squadra che prende molti rischi. Dovremmo stare attenti al gioco tattico, se loro riescono a distendere la corsa e a giocare con gli offloads (riciclo) diventano imbattibili per chiunque. Se li si mette in difficoltà sulla fonte di gioco, è dimostrato che sono una squadra come un’altra».

E lo spirito di questi azzurri al via del torneo? «Fra questi esordienti ho sentito tranquillità. È chiaro che la Francia ha più qualità e più talenti messi in campo. Ma in una cosa dobbiamo essere allo stesso livello, nella voglia di combattere. Giocare in Eccellenza non è il massimo, ma in campo avremo tutti la stessa maglia, quella dell’Italia».

Anche se poi alla stampa francese risponde con «Très faible» ovvero molto basse le possibilità di battere la Francia, poi Parisse (eletto miglior giocatore del Top 14) rincalza: «Io non guardo cosa ha la Francia, io guardo a quello che abbiamo noi. E su quello mi concentro. La partita possono vincerla in modo netto, noi dobbiamo cercare di stare a livello, punto a punto e allora poi te la giochi».

In conferenza c’è pure Edoardo Ugo Gori, il più presente del gruppo anni Novanta, la generazione insinuatasi un po’ alla volta ma che in questa stagione darà totalmente il cambio ai senatori. E in breve tempo Gori, cardine di quella cerniera 9-10, ha cambiato spesso compagno: Burton, Di Bernardo, Orquera, Haimona, McLean e ora Allan, Canna (battezzato nel Mondiale) e Padovani. «Molti cambi – afferma – con Tommy Allan (infortunato) mi sono trovato molto bene, con Carlo Canna pure e Padovani non è male. Ma l’intesa fra mediani non è immediata, va costruita un po’ alla volta. I migliori risultati li vedrete alla fine del torneo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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