«No, stavolta non è colpa mia»
Coach Calvani è durissimo: «Avevo ordinato il fallo, facciano tutti un esame di coscienza»
INVIATO A MILANO. Delusione al limite della collera, insieme a una punta di impotenza rispetto alle folli leggerezze commesse dai suoi giocatori. Marco Calvani a fine gara fa fatica a mantenere un contegno ma il suo sguardo e le sue parole schiumano rabbia. «Ci sono stati troppi episodi macchiati dalla nostra superficialità – sottolinea il coach della Dinamo –. Con un secondo quarto inguardabile avevamo compromesso abbondantemente la gara, sia per la bravura di Cremona che per i nostri errori. Per il resto eravamo a +10 e 4 minuti dalla fine, ma da quel punto in poi abbiamo concesso 20 punti ai nostri avversari. Forse pensavamo di avercela già fatta, anzi noi fuori non lo pensavamo di certo, perché era troppo presto. Ho visto troppa sicurezza in campo, in troppi hanno pensato che fosse finita. Il canestro di McGee, che sino a quel momento aveva fatto 0/5, non è stato così grave. Molto più grave è stato il mancato fallo su Cazzolato nell'ultima azione del tempo regolamentare. Eppure c'era Alexander nei paraggi e le direttive erano state chiare».
Calvani è un fiume in piena e non risparmia le stilettate ai singoli. «La superficialità? Ho visto rimesse da fondo campo con palla persa e fallo commesso, come nel caso di Alexander. Poi ho inserito Akognon che è un play, che teoricamente dovrebbe riuscire a palleggiare, e invece fa un lancio lungo non si sa a chi».
Alexander ha dato una spiegazione per non avere commesso fallo? «No – risponde Calvani -, ma questo rientra nel suo modo di essere: se fosse un giocatore in grado di dare una spiegazione per un errore simile, forse non lo commetterebbe neppure. Lui ha certi limiti, altrimenti con le sue potenzialità oggi non sarebbe di certo a giocare qui con noi».
La lezione di un mese fa proprio a Cremona non sembra essere servita. «È stata brava Cremona, che come già in campionato non ha mollato sino all'ultimo. Ma questo non crescere mai è il trend di tutta la stagione, è una costante: ogni volta che sembrava avessimo superato il guado ci siamo ritrovati a pensare alle stesse cose e a lavorare sulle stesse pecche. Non abbiamo corso sempre? Non avevo dato disposizioni diverse, e non ci sono stati quintetti in campo che non avevano la possibilità di correre. È difficile spiegare quello che è successo, non c'è una logica».
«Come mi sento? Questa società viene da due anni di vittorie – prosegue il coach biancoblù -. Il sentimento prevalente è la delusione. Anche perché sono il primo a venire identificato con questa sconfitta. Lavorare dopo che si commettono ogni volta gli stessi errori è complicato. Si lavora anche dal punto di vista psicologico, ma prima c'è da fare un lavoro tecnico. Se fai un piano tattico particolare su un determinato giocatore, lo esegui per un quarto, e poi l'attenzione viene meno, le cose si mettono male». Poi la stoccata finale. «Bisognerebbe anche togliersi un po' di giustificazioni e di alibi. Per quella che è la mia cultura, mi sono sempre messo davanti ai giocatori e mi sono preso le mie responsabilità. Ma sinceramente ci dovrebbe essere anche una presa di coscienza da parte di tutti – conclude Calvani -, bisogna cercare di guardare un po' a se stessi».
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