«Parole un po’ forti, ma alla luce dei fatti ne condivido il senso»
Il presidente Stefano Sardara prende le difese del coach «Non avrei parlato così, ma capisco la sua frustrazione»
MILANO. «Io non avrei fatto le esternazioni che ha fatto Calvani. Però posso capire perfettamente la frustrazione di chi lavora duramente tutta la settimana, cura i dettagli e alla fine si trova con un pugno di mosche in mano per un errore su una situazione vista e rivista in allenamento». Stefano Sardara getta acqua sul fuoco delle polemiche post eliminazione. Il presidente biancoblù, che già nella serata di venerdì aveva in qualche modo preso le parti dell’allenatore dopo l’attacco ad Alexander.
«È da tempo che si lavora tanto e si raccoglie poco – spiega Sardara,che ieri ha preso parte all’assemblea di Lega –. Perdere in questo modo fa male, è inutile negarlo. Si dice sempre che si vince e si perde tutti insieme, e che quando le cose vanno male ognuno deve prendersi la sua parte di colpe. Tutto giusto, però nei momenti topici delle partite le situazioni le gestiscono i giocatori, anche sulla base di indicazioni impartite in settimana. Quindi va bene essere comprensivi e vanno bene gli alibi, ma ogni tanto servono anche le strigliate e anche i singoli si devono prendere le proprie responsabilità».
Non sarebbe meglio farlo all’interno dello spogliatoio? «Si fa soprattutto là, è chiaro. Ma se il coach ha fatto questo, anche nella tensione del dopogara, evidentemente voleva dare un segnale davvero forte. Personalmente non avrei fatto esternazioni come quelle, ripeto, ma ne condivido il senso».
Sardara poi allarga il concetto: «È chiaro che nel momento più importante del match Joe ha commesso un errore che uno della sua esperienza dovrebbe evitare, ma questo non significa che abbiamo perso per colpa sua: in campo si difende in cinque e quindi ognuno ha la sua fetta di responsabilità».
Questo tipo di distrazioni, in ogni caso, sembra essere diventato il “marchio di fabbrica” della Dinamo di quest’anno. «Più che un marchio di fabbrica è un limite che oggettivamente abbiamo, un punto debole che si era già palesato. Ora serve sangue freddo per gestire la situazione e impegno. Abbiamo certamente commesso degli errori ma non ci spaventa l’idea che questa possa rivelarsi una stagione di transizione. Ma come dico sempre – conclude il presidente della Dinamo – i conti si fanno alla fine, anche se già oggi è chiaro che alcune cose non sono andate come speravamo. Dobbiamo continuare a lavorare, da qui all’inizio dei playoff ci sono due mesi e bisogna fare di meglio, a partire dalla sfida di domenica prossima contro Avellino». (a.si.)
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