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Dopo l’ennesimo flop il Banco si aggrappa a Kadji e Akognon

di Andrea Sini

Basket, dal ko di domenica con la lanciatissima Sidigas emergono le ottime prestazioni di due degli ultimi arrivati

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SASSARI. Un asse play-pivot atipico e nuovo di zecca per provare a ripartire e salvare il salvabile. La “solita” Dinamo, che ricade nei soliti errori e non è capace di gestire gli arrivi in volata, può se non altro inseguire il raggio di sole che si è aperto durante la partita di domenica sera. La sconfitta per mezzo canestro contro la Sidigas Avellino, probabilmente la squadra più in forma dell’intera serie A, apre nuovi interrogativi sul gruppo guidato da Marco Calvani, scivolato all’ottavo posto in classifica, estremo margine della zona playoff. Ma in una partita iniziata male, raddrizzata e condotta a lungo, e poi finita peggio, i biancoblù hanno avuto segnali importanti da due degli ultimi arrivati.

Il fattore K. Kenny Kadji e Josh Akognon hanno tenuto in piedi la baracca con una prestazione da assoluti protagonisti a livello offensivo: 46 punti in due, perfettamente suddivisi, con un indice di quasi un punto al minuto, dato che il centro camerunense è stato in campo per 23 minuti, mentre il play americano-nigeriano ha giocato per 27’45”. La Dinamo scopre dunque nuovo asse play-pivot, che da un lato permette di alleggerire la pressione su David Logan, e dall’altro di trovare nuove soluzioni offensive: Kadji ha infatti avuto eccellenti letture offensive, cercando spesso di “stanare” i lunghi avversari e costringendoli ad avanzare sino all’arco dei tre punti e ad abbandonare il presidio sotto le plance. I suoi numeri (23 punti in 23’, come detto, con 8/10 da 2 e 2/7 da 3, con 4 rimbalzi) dicono molto della sua prestazione, nei quali i punti sono stati distribuiti in tutto l’arco della gara, con un picco di 12 nel terzo quarto. Akognon ha avuto invece un avvio devastante: 13 punti nel primo quarto, 21 già all’intervallo in 15’ giocati (5/8 da 3, un recupero e nessuna palla persa). Poi è rimasto in panchina per 8 minuti di fila, forse troppi, ed è uscito completamente dal match: tanto che nei successivi 13’ trascorsi sul parquet ha tirato una sola volta (una tripla, sul ferro) e ha trovato appena 2 punti, dalla lunetta.

Cercasi rimbalzi. Pronti via e Avellino ha già aperto una voragine vicino alle plance: 10 rimbalzi a 3 nel primo quarto, 19-7 all’intervallo (zero offensivi per la Dinamo in 20’, forse è un record). Poi i sassaresi hanno un po’ aggiustato il problema, soprattutto grazie a Mitchell, ma a fine gara il gap è stato comunque di 10: 26-16 per i lupi d’Irpinia. A proposito del giocatore americano, le sue prestazioni restano sconcertanti: l’Mvp della scorsa stagione si sta dimostrando l’unico giocatore dell’intera squadra dotato di una vera propensione ad andare a rimbalzo (trattandosi di un’ala piccola, la cosa si commenta da sola). Domenica ne ha tirati giù 8, 5 dei quali in 5’ dell’ultimo quarto, e la sua media (7,2 a partita) è di gran lunga la più alta del roster biancoblù. Varnado sembra ormai entrato in un tunnel, mentre Alexander può essere utile in fase offensiva, ma in difesa e a rimbalzo resta un buco nero. Il modo in cui Mitchell si gestisce in campo resta comunque sconcertante, con scelte folli (il 12,9% da 3 punti, con 4/31 in 6 gare, si commenta da solo) e improvvisa perdita della cognizione di quello che sta avvenendo in campo.

Difesa flop. I 95 punti incassati in casa (34 nel solo primo quarto) sono un pessimo biglietto da visita per una squadra che dopo un paio di rivoluzioni vorrebbe ripartire dalla difesa. Avellino ha tirato per gran parte del match con percentuali favolose, è vero, ma per lunghi tratti la squadra di Calvani ha datto la netta sensazione di essere in balia degli ospiti. Le gatte da pelare, insomma, non mancano mai.

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