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La ricetta di Michelini: stabilire chi sono i leader

di Antonello Palmas
La ricetta di Michelini: stabilire chi sono i leader

Ecco il giudizio di allenatori-motivatori come Cuccureddu, Arca e Passino. E la rabbia di Dino Milia

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SASSARI. Sulla vicenda Dinamo i sassaresi si scoprono un popolo di allenatori e sul web si sprecano i giudizi e i consigli. Ecco come vedono la questione alcuni che le dinamiche motivazionali dello spogliatoio di una squadra di alto livello l’hanno vissute in prima persona. Come Antonello Cuccureddu, 6 scudetti con la Juventus per poi intraprendere la carriera tecnico di calcio: «I cambiamenti, errori di programmazione, le eccessive attese dopo aver vinto tanto possono incidere sul rendimento – dice –. La cura? Occorre personalità e carisma, ma la società deve intervenire, farsi sentire, far capire ai professionisti qual è il comportamento da tenere. Io ho vissuto in una società come la Juve in cui la società era sempre presente, se non rispettavi le regole, eri fuori».

Tore Arca ha vinto parecchi scudetti, con risultati anche a livello europeo, con la Torres femminile: «La Dinamo mi sembra un gruppo molto poco omogeneo, con gli stranieri male inseriti. E l’assenza di una figura trainante come Vanuzzo nello spogliatoio si sente. Gli stessi problemi sono emersi anche gli anni scorsi, ma la vecchia guardia riusciva a riportare sui binari corretti certi atteggiamenti insiti nella natura degli americani. Come si motiva un gruppo così? Occorre metterli spalle al muro, metodi drastici, come l’esclusione di Mitchell. Se siamo al terzo coach evidentemente le colpe non sono nella guida tecnica. Pasquini che conosce bene l’ambiente potrebbe essere comunque la persona giusta».

Anche Luigi Passino, coach di pallamano con diversi trofei alle spalle, è considerato un motivatore: «Ciò che è accaduto quest’anno alla Dinamo è fisiologico. Ripetersi ad altissimi livelli è molto difficile, mantenere il livello mentale ottimnale è un problema perché subentra un piccolo appagamento che fa la differenza in termini di cattiveria e determinazione. E poi: quando vinci sei condannato a vincere, ti guardano con altri occhi ed è un fardello che pesa, anche perché tendi a sopravvalutarti. Il fatto di aver cambiato molto (anche se inmeglio tecnicamente) ha fatto inoltre perdere la chimica, fattore che fa squadra e fa giocare le gare sino all’ultimo secondo.La Dinamo non mi sembra vincente, le vittorie nascono dal carattere e ne vedo poco. Vincenti sono Dyson, i Diner, Logan. Ma si può ancora ottenere qualche obiettivo, come i playoff. Se ne esce puntando sull’umiltà e sul lavoro e l’allenatore deve far sì che i gregari seguano i guerrieri».

Ma per fare questo, secondo Stefano Michelini, ex coach Dinamo e ora opinionista tv – occorre stabilire chi sono i guerrieri. «È chiaro – dice – che bisogna trovare i punti di riferimento della squadra: leader tecnico, caratteriale e agonistico. Lo scorso anno erano rispettivamente Logan, Lawal e la coppia Brooks-Sanders. Inoltre occorre tirare fuori dagli italiani a turno una mission difensiva ritagliando loro un posto importante in quintetto. E poi giocare partita per partita lavorando per giocare ogni gara come una sfida all’avversario di turno, cosa che oggi non si è fatta. Si è cercato solo di imporre. Mancano poche gare e più di questo non si può fare. Le motivazioni non possono non esserci perché i giocatori sono professionisti e ci si attende un atteggiamento tale da portare almeno ai playoff una società che ha vinto lo scudetto».

Dino Milia, l’ex presidente della Dinamo, vede nero: «La colpa del momento negativo è della dirigenza, che ha dato via i giocatori buoni, ha scelto di giocare senza pivot e fatto un contratto lunghissimo a Sacchetti, il quale predilige un basket senza disciplina. Quindi ha preso un Calvani in evidente disagio in questa situazione, quando c’era libero uno come Markowski su cui puntare anche per il prossimo anno. La squadra vista a Pesaro era una vergogna, giocava come facevamo noi da ragazzi. La Dinamo ha il dovere di fare una squadra degna del suo nome e degli sponsor che ha alle spalle. Miglioramenti possibili non ne vedo, chi guida ora la squadra non ha la capacità per cambiare le cose. Io vedo la A a serio rischio».

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