Devecchi alla squadra: ora tocca a noi
Per il capitano «qualcuno non ha capito il valore della maglia che indossava»
SASSARI. «La cosa che mi fa più male è che qualche giocatore non ha capito in pieno il valore della maglia che indossava». È un discorso da capitano vero, quello di Jack Devecchi nella conferenza stampa di un martedì tra i più grigi della stagione, dopo la sconcertante sconfitta della Dinamo a Pesaro. «Ho vissuto altri momenti duri, in cui ci siamo dovuti salvare. Sapevamo che dopo l’escalation degli anni scorsi sarebbe potuta arrivare un’annata meno facile – dice Devecchi –. Si può sbagliare, ma siamo la squadra campione d'Italia e dobbiamo dimostrarlo. Dobbiamo fare il meglio per una società che in questi anni ha lavorato benissimo».
E ricorda che a Sassari «c’è tutto per lavorare con serenità rispetto ad altre piazze: sento colleghi che altrove non possono uscire di casa per le minacce della tifoseria e non credo sia la cosa migliore per una squadra in difficoltà. Da questo dobbiamo ripartire per fare quadrato». Il “ministro della difesa” parla di «stagione inaspettatamente storta: sono cambiati giocatori e allenatori, ora solo noi possiamo raddrizzare la situazione, tutto è nelle nostre mani. Non lo dico per circostanza ma ci credo veramente. Domenica in casa con il Capo D’Orlando forse è l’ultima chiamata per dimostrare qualcosa, per centrare i playoff. Occorrere portare a casa con le unghie e i denti una vittoria che ci manca da troppo e ci aiuterà a ritrovare fiducia in noi stessi». Tanta diplomazia, ma anche rabbia: «Io questa maglia me la sento cucita addosso. Quest'anno forse c’è un po' meno fame, meno cattiveria, questo ci è mancato sinora e ora è momento di tirare fuori tutto. Sorridiamo meno e pensiamo a ricompattare il gruppo».
Da Jack arriva una ammissione pesante: «Purtroppo a volte succedeva che qualcuno arrivasse al giovedì o venerdì senza nemmeno sapere con chi si sarebbe giocata la prossima gara». Traduzione: ci si allenava senza un obiettivo in testa. Niente nomi, ma se gli chiedi di commentare l’esclusione di Mitchell dal roster «non dico che è colpa sua o di qualcuno in particolare – dice –, ma stiamo cercando un equilibrio e quando hai tante bocche da fuoco è più difficile. Certo da parte sua a volte c'è stato un atteggiamento, diciamo, un po' rivedibile e la società ha ritenuto giusto metterlo fuori squadra. Ora siamo noi a dover reagire. Una squadra con lo scudetto sul petto che ti chiama dovrebbe essere già uno stimolo incredibile e sufficiente per dare il massimo».
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