Dal “caso Meo” ai rattoppi, una lunga serie di errori
SASSARI. Gli errori c’erano sempre stati, ma mai troppi tutti insieme, e soprattutto i correttivi erano andati quasi sempre a bersaglio. Nell’anno post triplete la Dinamo ha toppato clamorosamente su...
SASSARI. Gli errori c’erano sempre stati, ma mai troppi tutti insieme, e soprattutto i correttivi erano andati quasi sempre a bersaglio. Nell’anno post triplete la Dinamo ha toppato clamorosamente su vari fronti e i rimedi a volte sono stati peggiori del male. Il peccato originale è il “caso Sacchetti”. Il coach più fedele e vincente di sempre è stato esonerato a novembre. Una decisione che ha colto di sorpresa tutti, destabilizzando l’ambiente. Ma, si è saputo poi, i problemi di convivenza con il presidente erano già insormontabili da mesi. Sull’onda emotiva dei successi, le due parti si erano illuse di potere andare avanti, ma i nodi sono arrivati al pettine assai presto. Nel frattempo la squadra del triplete era stata smantellata, un po’ per scelta dei giocatori (vedi una pedina chiave come Brooks), un po’ per scelta (vedi Sosa e forse Dyson), molto per questioni di budget: impossibile trattenere Sanders, Lawal e lo stesso Brooks, ricoperti di denaro altrove. A quel punto Federico Paquini, che negli ultimi anni ha firmato colpi di mercato di altissimo livello, è incappato nei classici bidoni. Come definire altrimenti un giocatore dal curriculum di primo livello, con un contratto pesantissimo e blindato come Brent Petway? L’ex Olympiacos, quest’anno vale la bellezza di 4,4 punti e 4 rimbalzi di media in campionato. Assolutamente deludente il contributo dato da Marquez Haynes, un’altra “figurina” da top team che si è dimostrato un giocatore non vincente (lunga la serie di ultimi tiri sbagliati) e non appena ha avuto la possibilità di prendere un’altra strada è volato via (al Panathinaikos). Naturalmente la società non ha fatto nulla per trattenerlo, ben lieta di liberarsi di un contratto assai oneroso. Se l’anno scorso le scommesse (su tutti Lawal e Brooks) sono state vinte alla grande, quest’anno Varnado ed Eyenga hanno fallito clamorosamente. I sostituti, poi, a volte hanno fatto peggio: come nel caso di Tony Mitchell, arrivato con i gradi di Mvp e rispedito a casa dopo 2 mesi insieme al suo individualismo e a un indimenticabile 13,5% da 3.
Infine Marco Calvani, chiamato in corsa a sostituire Sacchetti e rimasto schiacciato tra un gruppo “di pietra” e l’eccessivo nervosismo di cui lui stesso si è via via caricato per questa impresa impossibile. (a.si.)
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