Il volo di Tamberi nell’Olimpo dell’atletica
L’azzurro si laurea campione del mondo indoor con un salto a 2,36. Grandi speranze per Rio
ROMA. Una gara da crepacuore, o meglio, una delle più belle imprese di un azzurro negli ultimi due decenni. O forse, tutte e due. Gianmarco Tamberi è campione del mondo, il salto in alto è ai suoi piedi, lo riconosce e lo festeggia adesso per i suoi risultati (2,36 quello del trionfo americano di ieri notte) più che per i guizzi e le trovate spettacolari che ne avevano fatto da tempo un personaggio nel circus della specialità. Nella notte italiana, all'interno di uno spazio fieristico sapientemente trasformato in stadio a Portland negli Stati Uniti, il marchigiano ha trovato la sua consacrazione, e tutto ciò quando mancano ancora mesi al traguardo dei 24 anni d'età, una sorta di alba della carriera. La gara mondiale assomiglia ad uno di quei film sullo sport che scivolano nell'esagerazione, con l'eroe che dapprima è sull'orlo del baratro, e poi, con un guizzo, si trasforma e vince, anzi, stravince. Tamberi è la sesta medaglia d'oro italiana nella storia della manifestazione, l'ultima era stata quella vinta da Paolo Camossi nel triplo a Lisbona 2001
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