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Tamberi vince il mondiale e sogna Rio

Tamberi vince il mondiale e sogna Rio

Salto in alto, grande prova dell’azzurro ai campionati iridati indoor di Portland. «In Brasile voglio puntare all’oro olimpico»

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PORTLAMD. Una gara da crepacuore, o meglio, una delle più belle imprese di un azzurro negli ultimi due decenni. O forse, tutte e due. Gianmarco Tamberi è campione del Mondo, il salto in alto iridato è ai suoi piedi, lo riconosce e lo festeggia adesso per i suoi risultati (2,36 quello del trionfo americano) più che per i guizzi e le trovate spettacolari.

Nella notte italiana, all'interno di uno spazio fieristico trasformato in stadio a Portland negli Stati Uniti, il marchigiano ha trovato la sua consacrazione, e tutto ciò quando mancano ancora mesi al traguardo dei 24 anni d'età, una sorta di alba della carriera.

Gara mondiale. La prova iridata assomiglia ad uno di quei film sullo sport che scivolano nell'esagerazione, con l'eroe che dapprima è sull'orlo del baratro, e poi, con un guizzo, si trasforma e vince, anzi, stravince. Con la sola differenza che qui è tutto vero. È la sesta medaglia d'oro italiana nella storia della manifestazione, l'ultima era stata vinta da Paolo Camossi nel triplo a Lisbona 2001; a livello assoluto, ovvero tra indoor e outdoor, l'ultimo titolo iridato era conquistato da Giuseppe Gibilisco nell'asta ai Mondiali di Parigi 2003.

Avvolto nel tricolore. Tamberi passa da una stazione Tv all'altra, raccontando la meraviglia del suo oro nel salto in alto ai Mondiali Indoor di Portland. «È una sensazione bellissima - le parole del neo campione del mondo - anche se non mi fermo per questo, anzi, continuerò a lavorare per quello che è il mio vero obiettivo stagionale, i Giochi olimpici di Rio. A un certo punto in me, in pedana, è scattato qualcosa: non potevo più cercare solo di risolvere i problemi tecnici, dovevo semplicemente saltare, tirando fuori tutto quel che avevo».

Il racconto. «Alla terza prova a 2,33, quando ho fatto quel salto, che tecnicamente parlando era davvero...osceno, ricco com'era di rabbia, adrenalina, cattiveria, ho capito che se avessi fatto qualcosina meglio sarei riuscito a superare i 2,36. E sapevo che sarebbe valso l'oro. Poi, quando ho visto che tutti sbagliavano ho capito che era arrivata la mia chance. Mi ha aiutato l'esperienza, i tanti anni difficili, il supporto del pubblico, e sono riuscito ad andare di là».

Il volo verso Rio. «Vincere così - ha detto Tamberi - quando riesci a tirare fuori la grinta, la rabbia, a trascinare il pubblico, è ancora più bello. Un po’ come mi era successo a Trinec quest'anno (tappa del Moravia Tour vinta con 2,33, ndr), davvero bellissimo. Cosa cambia? Questi sono tutti step di preparazione - conclude - Il mio unico obiettivo è l'Olimpiade di Rio».

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