Con Sara Orro l’Alfieri scopre la «grande sorella»
SASSARI. Un tempo Sara Orro, pallavolista classe 1994, giocava come schiacciatrice. Compito principale, mettere la palla a terra. Ma spostandosi da Oristano a Cagliari, nell’Alfieri, le cose sono...
SASSARI. Un tempo Sara Orro, pallavolista classe 1994, giocava come schiacciatrice. Compito principale, mettere la palla a terra. Ma spostandosi da Oristano a Cagliari, nell’Alfieri, le cose sono cambiate.
Sempre più spesso, grazie alla sua duttilità, ha ricoperto ruoli diversi, fino a vestire nello scorso campionato, la maglia di libero. Quasi un controsenso per un’atleta alta 1,83.
Poi quest’anno, al ritorno in serie B1, un altro cambio radicale di ruolo, stavolta come alzatrice ma con la licenza di “uccidere”, ossia di fare punti in battuta.
Cosa che è successa puntualmente domenica nel match contro il Pinerolo.
“In realtà i punti al servizio li ho sempre fatti – precisa Sara Orro – non so perché. Ma sono sempre tranquilla a prescindere da quale sia il punteggio”.
Ma in una pallavolo sempre più portata verso la specializzazione non si sente una mosca bianca?
“No, ho fatto tutti i ruoli, contenta di dare una mano alla squadra. La scelta di quest’anno poi di giocare alzatrice è stata soprattutto mia. Avevo bisogno di uno stimolo personale, provare a fare qualcosa di nuovo”.
E dopo averli provati tutti qual è in definitiva il suo ruolo preferito?
“Il libero, anche da schiacciatrice mi piaceva soprattutto il lavoro in seconda linea, e quest’anno, quando le mie compagne si allenano in ricezione vorrei farlo anch’io. Ma anche fare l’alzatrice mi piace molto”.
Quanto c’entra con il fatto che sua sorella minore Alessia giochi alzatrice nel Club Italia e in nazionale?
“Poco o nulla, non penso minimamente di entrare in competizione con lei”.
Adesso siete all’ottavo posto in classifica, ma secondo il tecnico Loi potete puntare ad un quarto-quinto posto. E’ d’accordo?
“Vedendo il livello delle altre squadre direi di sì, finora ce la siamo sempre giocata con tutte, il nostro problema è che magari fuori casa fatichiamo un po’ di più”.
Il ritorno in B1 è un punto di arrivo o uno di partenza?
“Spero di partenza. Ovviamente ora come ora questa è la è la categoria che ci meritiamo, però mai dire mai, si può costruire un ciclo che possa puntare più in alto”.
Ad appena 21 anni si può considerare una veterana della , qual è il suo sogno nel cassetto?
“Non ne ho, certo punto ad arrivare il più in alto come tutti, ma preferisco vivermela anno dopo anno”.
Fabio Fresu
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