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Il Cus Cagliari: «Ecco come uccidono lo sport sardo»

di Mario Frongia

Quattrocento euro a testa per l’aereo per Napoli: la continuità territoriale dov’è? Il dirigente della squadra di basket Vasapollo: in A1 ma le istituzioni non lo sanno

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CAGLIARI. I soliti figli di un Dio minore. Nella vita di tutti i giorni e nello sport. Diversi, in quanto isolani. Diversi, per le trasferte. Diverse, nel giocare un campionato di serie A.

Al Cus Cagliari masticano amaro. E non per la retrocessione, dopo aver lottato a testa alta, dovuta anche alle incognite legate al supporto regionale. Si soffre, e tanto, per le disparità. E non quelle che maturano sul parquet. Ma per l'impossibilità di poter competere ad armi pari. Ad esempio, pagando uno sproposito un biglietto. Le cifre? Quattrocento euro a giocatrice per andare a Napoli, contro i 79 per tutte le cestiste che in Italia non siano del Cus Cagliari. Una follia. Un ceffone alle politiche della disattesa continuità territoriale.

"Lo sport porta messaggi educativi e sociali. Tra questi, l'uguaglianza dei diritti. Chi è appassionato - scrive Marcello Vasapollo, dirigente del team del Centro universitario - di basket e sport, conosce le norme che rendono omogenee le condizioni di partenza dei club. Negli Usa tutelano chi lavora meglio ed evitano vantaggi per chiunque. Da noi no".

Il vicepresidente del Cus, per anni numero due del Cagliari calcio, alza i toni. "In Italia accade il contrario e ce ne siamo accorti quest'anno. Eppure, abbiamo portato atlete, come Samantha Prahalis, che ha segnato 50 punti in una gara, record di sempre in A1".

Ma non solo. Cus Cagliari Energit ha patito anche le scelte della Lega Basket: "Nemmeno una nostra partita è stata considerata degna della prima serata tv su Sport Italia. Ma su tutto ha inciso il mancato sostegno della Regione, con i contributi prima concessi e poi ritrattati" rilancia il presidente del Cus, Stefano Arrica.

Insomma, a Sa Duchessa non ci stanno. "Per il quinto anno di fila abbiamo portato avanti l'impresa: essere in A1 dovrebbe essere motivo d'orgoglio per la città e la Regione. Invece, non va così. Però, non tolleriamo - rimarca Vasapollo - l'ultimo episodio: per la trasferta di Napoli, come per altre, non abbiamo trovato posto in aereo. Abbiamo chiesto l'anticipo a venerdì, pagando ciascun biglietto 400 euro. Un'assurdità. In una terra abbandonata dalle compagnie low cost, senza continuità territoriale, nel disinteresse delle istituzioni e dei politici, lo sport viene pian piano ucciso". "Si beffano dell'accordo Coni-Alitalia e drogano i campionati: come se in una gara sui 100 metri, i sardi ne dovessero correre 150". Un calcio in faccia alle ambizioni di società, atleti, tecnici e dirigenti. Uno sgambetto sociale alle speranze di confronto nell'uguaglianza. In breve, un'ingiustizia. In barba alle legittime aspirazioni delle nuove generazioni e ai tanti che si battono dietro le quinte.

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