«Il Cagliari è già in A, ha il dovere morale di arrivare primo»
L’ex Aldo Firicano non ha dubbi: «È la squadra più forte Futuro importante per Barella e Murru, deluso da Ibarbo»
CAGLIARI. Ha indossato 225 volte la maglia rossoblù e realizzato nove gol. Il difensore è stato tra i protagonisti della promozione del Cagliari in serie A nella stagione 1989-90 con Claudio Ranieri in panchina. Aldo Firicano è rimasto legatissimo alla Sardegna dove ha trascorso gli anni più importanti della sua carriera agonistica. Ora fa l’allenatore ma al momento è disoccupato. «Aspetto una nuova opportunità - dice -, anche se non è facile. I tecnici sono tanti, le squadre poche».
Sta seguendo la stagione del Cagliari?
«Sì, ho visto diverse partite in televisione».
Possiamo considerare i rossoblù gia in serie A?
«Sono molto vicini al traguardo. Il calcio mi ha insegnato una cosa: fino a quando non hai il conforto della matematica è meglio non dare niente per scontato. La vittoria col Modena, però, è stata fondamentale sul piano mentale. Una sconfitta avrebbe potuto un brutto colpo basso».
Cagliari primo e Crotone secondo a fine stagione?
«Sono convinto che questa sarà la classifica finale. I rossoblù sono più strutturati dei calabrasi che stanno disputando una stagione fantastica».
Quali le differenze tra le due squadre?
«Solitamente in serie B vince chi è più forte e poi c’è sempre una sorpresa. Il Cagliari è una corazzata ed ha il dovere morale di arrivare primo. Nessuno ha giocatori qualità come i rossoblù. Il Crotone ha tanti giovani interessanti e un entusiasmo indescrivibile».
Quindici punti di vantaggio sulle terze: c’è il rischio di cullarsi sugli allori?
«Non credo possa succedere. Il Cagliari ha superato con pochi danni il periodo negativo e non sbaglierà più. Ha capito che la serie B è un torneo particolare, se molli un attimo rischi di rimettere tutto in discussione. Penso che festeggerà il ritorno in serie A con diverse giornate di anticipo. E la stessa cosa farà il Crotone».
Conosce Massimo Rastelli?
«Non so molto di lui. Mi hanno riferito che è un collega intelligente e sa adattarsi a tutte le situazioni. Ha lavorato bene ad Avellino e apparentemente può sembrare facile sbarcare a Cagliari e vincere. Non è così, la pressione era tanta e sapeva benissimo che non avrebbe potuto sbagliare dopo una campagna acquisto così importante. Ha dato un’impronta alla squadra, sfruttando le potenzialità a disposizione».
Il presidente Giulini ha spesso detto che al Cagliari sono sufficienti pochi ritocchi per fare bene anche in serie A. Lei che ne pensa?
«Sono dichiarazioni del momento, probabilmente fatte per trasmettere fiducia al gruppo nella fase decisiva della stagione. E’ giusto valorizzare quello che si ha in casa. Ma se il suo pensiero è davvero questo, non lo condivido. Tra i due campionati c’è tantissima differenza. Il Cagliari ha tradizione, il massimo campionati è il suo habitat naturale. Per evitare di soffrire servono diverse cose. Non entro nel merito del numero di acquisti da fare ma questa rosa va adeguatamente rinforzata. La società non ha bisogno di consigli, sanno benissimo che cosa fare e credo che il lavoro per il futuro sia già cominciato».
Il Cagliari negli ultimi anni ha valorizzato tanti calciatori, c’è qualcuno che ha attirato la sua attenzione?
«Barella è un ragazzo che ha qualità e vedendolo giocare mi sembra che abbia anche “fame”. Murru ha qualità e può recuperare il tempo perso. A patto che trovi la continuità di rendimento, finora è stato questo il suo tallone d’Achille. Ci sono le basi per far crescere i nuovi Festa, Matteoli e Pusceddu. Da sempre Cagliari è stata una piazza nella quale si può maturare senza pressioni. E’ una condizione privilegiata».
Chi ha deluso?
«Mi aspettavo molto di più da Ibarbo. Ero sicuro che sarebbe diventato un giocatore importante per la Roma. A Cagliari ha fatto cose importanti e la società è stata abilissima a venderlo a quelle cifre. Una volta arrivato in un club con ambizioni non si è confermato. Un vero peccato».
Festeggerà anche lei il ritorno in A dei rossoblù?
«Sono rimasto un tifoso del Cagliari. Non si cancellano gli anni vissuti in Sardegna e i risultati ottenuti. Nell’isola ho ancora molti amici e non scordo il calore dei tifosi. Sì, festeggerò anche io».
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