Il torneo però è in crisi: è una questione di soldi
Il Miami Open, fondato nel 1985, è stato a lungo il più prestigioso torneo americano dopo lo Slam di New York. Eppure è in crisi. Questione di soldi, soprattutto: il torneo combined (cioè con...
Il Miami Open, fondato nel 1985, è stato a lungo il più prestigioso torneo americano dopo lo Slam di New York. Eppure è in crisi. Questione di soldi, soprattutto: il torneo combined (cioè con tabelloni maschile e femminile) che lo precede, il californiano Indian Wells, ha trovato in Larry Ellison - il proprietario di Oracle che ha comprato l’evento - un eccezionale mecenate-promoter che in poco tempo l’ha portato al livello di Melbourne e New York.
Non contando su un locale Ellison, per non perdere terreno Miami Open ha tentato autarchicamente di ampliare i propri impianti, che adesso comprendono uno stadio da 18mila posti e tre strutture provvisorie molto più piccole all’interno di una area verde di enorme suggestione. Come da copione, si è scatenata l’opposizione dei cittadini di Key Biscayne, decisi a difendere il proprio parco, che ospita il torneo ma non intende farsene soffocare. Ne è venuta fuori una paralisi totale.
Miami dunque rischia di perdere il proprio fiore all’occhiello sportivo. Una vicenda che gli organizzatori di altri eventi tennistici di primo piano, come Parigi, dovrebbero studiare bene. Perchè nulla è eterno, nemmeno gli Slam.
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