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Il Castiadas di Mereu spaventa la Torres

Il Castiadas di Mereu spaventa la Torres

Molti brividi ma neanche un gol nel derby del Vanni Sanna

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SASSARI. Deve essere scritto nel destino: la Torres continua a perdere punti contro le squadre di bassa classifica e così anche ieri non è andata oltre lo 0-0 contro il Castiadas di Bernardo Mereu. I rossoblù non hanno disputato una grande partita. Anzi, tirate le somme, possono pure dirsi fortunati. Gli ospiti hanno recriminato - a lungo - per un calcio di rigore non concesso dal direttore di gara, il signor Perenzoni di Rovereto, e hanno centrato un palo e una traversa su due calci piazzati di Caraccio ed Emiliano Melis. Questione di centimetri che hanno lasciato l’amaro in bocca ai sarrabesi e riequilibrato il conto con la sorte (all’andata la Torres sbagliò un calcio di rigore nel recupero).

La gara di ieri non è stata bellissima. I rossoblù sono scesi in campo convinti di poter portare a casa i tre punti ma sono stati meno “cattivi” di altre volte. Va detto che il Castiadas ha fatto quello che doveva, difendendosi con giudizio (bravissimo Pierluigi Porcu) e ripartendo con Oliverira largo sulla corsia di sinistra e Caraccio a destra.

In avvio non ci sono novità rispetto alle formazioni annunciate alla vigilia. La Torres si è presentata con Fadda tra i pali, Cafiero e Raucci esterni bassi e la coppia Biondi e Cossentino al centro della difesa. Masala e Casini si sono sistemati in mediana con Lisai, Demartis e Solinas (preferito a Musto) alle spalle di Gigi Scotto. Mereu si è affidato al 4-4-2 con Cecconello, Tuniz, Porcu e Daleno sistemati a protezione di Thomas Pioli. A centrocampo si sono mossi Rais e Piras con Caraccio e Oliveira sulle fasce e la coppia Melis-Rossetti di punta.

Per una decina di minuti i ragazzi di Marco Sanna danno l’impressione di poter prendere in mano le redini del gioco e vanno vicinissimi al gol con Masala, servito da Scotto al termine di una bella azione personale. Il centrocampista tenta la conclusione al volo dal limite dell’area ma la palla si spegne sui cartelloni pubblicitari. La risposta del Castiadas è immediata e si concretizza

con una discesa di Caraccio che sfrutta un errore di Biondi e costringe Demartis a un recupero miracoloso.

E’ il segnale che i ragazzi di Mereu non sono arrivati a Sassari per fare gli sparring partner e che il risultato è tutt’altro che scontato. Così, per buona parte del primo tempo, la Torres prova a costruire (e lo fa anche bene) ma deve stare attentissima alle ripartenze degli ospiti. Oliveira diventa una spina nel fianco della retroguarsia rossoblù ed Emiliano Melis fa vedere che non ha dimenticato come si calciano le punizioni. Al 35’ sistema la palla a una ventina di metri dalla porta di Massimo Fadda e lascia partire un siluro che si stampa all’incrocio dei pali facendo correre un brivido sulla schiena del pubblico di fede torresina.

La ripresa di apre con un doppio cartellino giallo per Cafiero e la Torres in dieci. Sanna sacrifica Lisai in copertura e la scelta non è felicissima perchè la squadra finisce per allungarsi smarrendo le geometrie del gioco. Il Castiadas capisce che può osare e non si fa pregare. Al 3’ Caraccio centra il secondo palo della giornata con una punizione dai trenta metri. Al 20’ Oliveira arriva fino al limite dell’area e lascia partire un tiraccio che Fadda devia in angolo. Un minuto dopo ancora Oliveira riesce a lanciare Caraccio che colpisce bene e costringe il numero uno rossoblù all’ennesimo miracolo. La Torres risponde affidandosi all’orgoglio e arriva al tiro con Masala (ieri in giornata no) e con Demartis, su calcio piazzato. E’ l’ultima fiammata perchè la gara va in archivio con un intervento molto dubbio su Caraccio dentro l’area di rigore e con un contropiede di Oliveira che arriva tutto solo davanti a Fadda ma incrocia troppo il tiro.

Alla fine il risultato è onesto e non fa troppi danni alla classifica delle due squadre. La Torres resta nella zona playoff (anche grazie alla sconfitta dell’Arzachena) e il Castiadas fa un piccolo passo avanti nella sua rincorsa alla salvezza.

Antonio Ledà

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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