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L’ex bomber Gigi Piras promuove i rossoblù

L’ex bomber Gigi Piras promuove i rossoblù

CAGLIARI. La maglia del Cagliari per Gigi Piras è come una seconda pelle. L’ha indossata 320 volte, realizzando 87 gol. Di cui 31 in serie A e 56 in B, campionato nel quale insieme a Pietro Paolo...

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CAGLIARI. La maglia del Cagliari per Gigi Piras è come una seconda pelle. L’ha indossata 320 volte, realizzando 87 gol. Di cui 31 in serie A e 56 in B, campionato nel quale insieme a Pietro Paolo Virdis ha formato una delle coppie più assortite in assoluto. L’ex bomber segue con attenzione il cammino dei rossoblù, spesso è in tribuna al Sant’Elia. E quando non può, vede le partite in tv.

Avere tanti punti di vantaggio sulle terze ha fatto perdere un po’ di concentrazione al Cagliari?

«Forse si sono un tantino rilassati. Ma il rallentamento dei rossoblù ha reso più interessante il campionato».

C’è stata o no una flessione fisica e un’involuzione sul piano del gioco?

«C’è stato un calo degli attaccanti che hanno risolto partite nelle quali il Cagliari non aveva brillato».

A proposito delle punte, Sau sembra che abbia cambiato modo di giocare.

«Io direi che sembra aver cambiato ruolo. Gioca sempre spalle alla porta, troppo lontano dall’area di rigore. Secondo me così è più facile per gli avversari neutralizzarlo».

Si spieghi meglio.

«Voglio dire che Marco è una seconda punta e se parte da esterno di sinistra, con l’abilità che ha nei tagli, può avere più opportunità di puntare verso la porta. Era abituato a giocare con Conti e Cossu, gente che sapeva imbeccarlo in profondità. Nell’attuale centrocampo del Cagliari, a parte Davide Di Gennaro, non ci sono giocatori in grado di accendere la luce, hanno altre caratteristiche».

Cagliari e Crotone possono considerarsi già in serie A?

«Non c’è dubbio. Le altre sono troppo lontane per sperare. Il Cagliari nel girone di ritorno ha perso cinque partite ma chi insegue non ne ha saputo approfittare. Anzi, ha aumentato il vantaggio».

I tanti infortuni quanto hanno influito?

«Tanto. Anche perchè sono arrivati tutti insieme. Rinunciare a sei-sette giocatori per volta non è facile per nessuno. Nemmeno se hai un organico di spessore. In questo va dato merito alla società si essere stata lungimirante».

A proposito della società, pare abbia grandi progetti.

«L’anno scorso i dirigenti hanno pagato l’inesperienza e commesso degli errori che non ripeteranno più. Penso allo stadio nuovo, al settore giovanile curato in modo dettagliato, al coinvolgimento dei tifosi. La strada è giusta».

Massimo Rastelli merita la conferma?

«Penso che il lavoro svolto fino a questo momento sia ottimo. E’ giusto che gli venga data l’opportunità anche in A. Penso che il presidente Giulini abbia fatto bene a ribadire che ha fiducia in lui».

La differenza tra A e B è notevole. Cosa serve secondo lei al Cagliari?

«Intanto un altro centrocampo. Su questo credo che siamo tutti d’accordo. Un esempio su cui riflettere sono Carpi e Frosinone. La scorsa stagione hanno dominato la B, quest’anno sono in fondo alla classifica nonostante abbiano cambiato molto. E ragionerei anche su un altro aspetto: secondo me la prossima stagione il livello sarà ancora più alto. Milan e Inter non possono andare avanti così».

Chiudiamo con una domanda che appassiona chi segue la serie B: chi arriva primo tra Cagliari e Crotone?

«Personalmente è un discorso che non mi appassiona. Conta soltanto centrare l’obiettivo. Il Bologna è stato promosso disputando i playoff e in modo fortunoso. Ma in A sta facendo molto meglio di Carpi e Frosinone. Io spero che sia il Cagliari a tagliare per primo il traguardo. Però conta come costruisci la squadra e il Cagliari è gestito da persone competenti che sanno che cosa fare». (r.m.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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