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Quando il nemico ha la stessa moto

di Davide Casarotto
Quando il nemico ha la stessa moto

Non solo Iannone-Capirossi, gli altri scontri fra compagni

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È forse l’adagio più antico del mondo delle corse: «In pista il primo avversario da battere è il proprio compagno di squadra». Ed è una legge non scritta che spesso e volentieri trova conferma nei fatti, rispolverata dal clamoroso episodio capitato nel Gp d’Argentina alla Ducati, che ha visto svanire – a un passo dal traguardo e nella via di fuga – un secondo e un terzo posto ormai certi a causa dell’eccessiva foga di Andrea Iannone, protagonista di un improbabile tentativo di sorpasso all’ultima staccata in cui si è steso coinvolgendo anche il compagno Andrea Dovizioso.

Tutti giù per terra. Episodi del genere non sono certo nuovi nella storia del Motomondiale. Quanto occorso ai due ducatisti ricorda il Gp del Portogallo del 2006, quando Daniel Pedrosa cadde e colpì il compagno di squadra in Honda Nicky Hayden con una dinamica del tutto simile. Allora la posta in palio era anche più alta perché, alla penultima gara, Hayden era in corsa per il titolo con Valentino Rossi e in quell’occasione fu superato dal pesarese nella classifica generale. L’americano si aggiudicò comunque il campionato nell’epilogo di Valencia. Come dimenticare poi quanto avvenne in 250 nel 1998 tra i due piloti ufficiali Aprilia Loris Capirossi e Tetsuya Harada. All’ultima curva dell’ultima gara il giapponese precedeva Capirossi involandosi verso la conquista del titolo, ma Capirex rischiò il tutto per tutto con un sorpasso che portò i due al contatto: Harada ebbe la peggio e Capirossi vinse il campionato. Con tutti gli strascichi del caso, come la fine del rapporto di Capirossi con Aprilia e un ricorso di Harada al tribunale sportivo, che però assolse con formula piena il pilota italiano.

Vale, Jorge e il muro. Nell’era moderna se si parla di duelli non si può fare a meno di pensare a quelli cui ha dato vita Valentino Rossi. A livello di compagni di squadra la rivalità più sentita è stata ed è tuttora quella con Jorge Lorenzo. Se si eccettua la stagione 2009, quando Rossi conquistò il titolo vincendo una serie di confronti spettacolari con lo spagnolo, in realtà i veri attriti, più che in pista, si sono sempre manifestati al di fuori. Tra i due non è mai corso buon sangue, prova ne è quel famoso muro che fu eretto dalla Yamaha tra i due box per evitare la condivisione dei dati tecnici. Il tutto ovviamente è precipitato a fine 2015 quando, con la complicità del terzo incomodo Marc Marquez, si sono eclissati anche gli ultimi rapporti di circostanza tra i due. Tanto che Lorenzo, dopo il rinnovo del contratto di Rossi con Yamaha, sembra intenzionato a cambiare squadra pur di non proseguire questa convivenza difficile. Rossi visse anche nel 2002, prima stagione dell’era MotoGp, un confronto interno in Honda con Tohru Ukawa. Ma la classe del pesarese risolse molto presto il duello per la conquista del titolo.

Fenati e Bulega. Una bella grana in questa 2016 se la ritrova nel box anche il Team Sky-Vr46 che in Moto3, già al termine della prima gara in Qatar, ha capito di dover gestire i due classici galli nello stesso pollaio. Da un lato Romano Fenati, il pilota più esperto che sviluppa la moto, dall’altro Nicolò Bulega, il giovane dal carattere estroverso rivelatosi subito molto veloce e quindi scomodo per il compagno. Sono bastati alcuni sorpassi in Qatar, a dire il vero nemmeno troppo duri, ad accendere con toni coloriti la dialettica tra i due. La pioggia che in Argentina ha scombussolato la gara ha evitato ci fosse un seguito, ma la stagione è lunga e non sono certamente da escludere nuovi confronti dentro e fuori dalla pista.

Ma la colpa è tutta colpa dei piloti? I duelli tra piloti della stessa squadra sono quelli che sicuramente appassionano e incuriosiscono maggiormente i tifosi, anche perché propongono confronti in cui il possibile alibi di correre su due mezzi diversi viene inevitabilmente a cadere. Spesso però, visto che si sta appunto parlando di squadra, non è solo il carattere competitivo e, sportivamente parlando, egoista dei piloti a scatenare queste rivalità. Se un team si ritrova a gestire questo genere di situazioni, capaci di incidere in negativo sui risultati, significa che la scelta dei due portacolori da affiancare può essere stata sbagliata. Perché è vero che avere due piloti molto competitivi dà maggiori chance di vittoria, ma può anche rivelarsi un boomerang, tanto da far pensare che sia più conveniente affiancare al pilota di punta un “fido scudiero”.

Nel freschissimo di casa Ducati poi c’è da fare una riflessione ulteriore. Se si è arrivati all’inasprirsi del confronto tra Iannone e Dovizioso, che nel 2015 si erano sempre rispettati, la colpa è forse da attribuire anche ad alcune scelte della Casa di Borgo Panigale. Come quella di far ritornare, anche se finora solo come tester, una figura ingombrante come quella di Casey Stoner. O di prodursi apertamente, già a inizio stagione, in una corte spietata verso Jorge Lorenzo. Cosa che ha sicuramente messo tensione ai due Andrea, che ora sono smaniosi di dimostrare chi è il più veloce poiché consapevoli che se arriva lo spagnolo uno di loro, volente o nolente, dovrà fare le valigie.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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