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Zola a tutto campo: «Cagliari? Ormai è fatta. Felice per Conte e Ranieri»

di Mario Frongia
Zola a tutto campo: «Cagliari? Ormai è fatta. Felice per Conte e Ranieri»

Magic Box fa gli auguri ai rossoblù per una promozione che sembra scontata. Previsioni controcorrente nella lotta scudetto: «Il Napoli non deve arrendersi»

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CAGLIARI. «Il Cagliari? La serie A ormai è roba loro». Il baronetto risponde dai 30 gradi di Doha. Bibite alle frutta e filo telefonico diretto con Londra: «Mia moglie? Mi sopporta, è una santa». Gianfranco Zola dalla terra del petrolio e delle Lamborghini in uso ai vigili urbani: «Qui con la Ferrari puoi essere nessuno». Mezza risata. Dura poco. Immalinconito per la sconfitta di sabato del suo Al Arabi con l'Umm Salal («Hanno fatto mezzo tiro in porta, ho perso Paulinho per infortunio. Potevamo balzare al quinto posto»), coccolato dallo sceicco e patron Faisal bin Mubarak Al-Thani, vive di pallone. «In Qatar vivo una bella esperienza: strutture e organizzazione di prima fascia, pubblico pochino: mille spettatori a partita quando va bene».

Onesto e pignolo. Il solito Zola. Ken Russell sul comodino, Elton John e i Tazenda per sottofondo, saudade per la sua Oliena: «Altre due partite, poi giochiamo l'Emir Cup. A maggio sono a casa».

Partiamo dal Cagliari. «Ho visto qualche spezzone di partita e i gol. Rastelli conosce bene il campionato, ha carisma e lavora bene. La squadra ha patito assenze lunghe e pesanti, da Dessena a Ceppitelli, Capuano e Melchiorri. Ma il più è fatto».

Altre otto gare: nel 2003/04 avete vinto con 83 punti. «Conta vincere il campionato. Il Cagliari deve stare in A».

Zola, il Chelsea prende Conte: è la scelta giusta? «Sì. Deve far sposare le sue idee di calcio in un campionato, una cultura e una nazione diversa: non avrà problemi, avranno vivisezionato quel che ha fatto a Torino e con l'Italia. Antonio ha un pedigree di rilievo, anche con la nazionale si vede la sua mano e la sua idea di team».

I media: quanto pesano in Inghilterra? «I giornali inglesi pressano ed esigono. Deve costruire un rapporto di reciproco rispetto. Poi, prima impara la lingua, meglio è: i traduttori non bastano».

I Blues, viziati e miliardari. O no? «Bisogna avere rapporti diretti con i gicatori. Ma Antonio sa lavorare con campioni e talenti. Comunicazione sempre chiara: se dice che devono mangiare l'erba, la risposta deve essere perfetta».

Gli chiedono Premier e Champions. Tre anni bastano? «È da un po' che non sento Avramovich: il Chelsea per lui è un pezzo di cuore. La scelta di Conte è motivata. Campionato e Champions sono il bersaglio. Avrà tempo e uomini utili all'obiettivo».

Intanto in Premier Ranieri brinda. Sensazioni? «Un successo straordinario. Sono felice per Claudio e per il club. Per lo scudetto è fatta. Il Leicester è la sorpresa: umiltà, grinta, organizzazione e velocità. Ho incontrato Vardy e Morgan quando ero al Watford: avevano bei guizzi. Adesso giocano per la squadra».

Il Leicester sta volando. Qual è il trucco? «Un insieme di fattori: piazza e ambiente sereno e senza particolari pressioni, gruppo voglioso di mettersi in mostra e seguire l’allenatore, e, oltre a un lavoro assiduo e serio, l’annata giusta in cui anche le cose più difficili vengono bene. Quando ha perso la prima partita, ha mandato la squadra per una settimana in vacanza. Magari, altri l’avrebbero portata in ritiro».

Torniamo in Italia. La sfida Juve-Napoli come finisce? «Le quattro giornate di squalifica a Higuain sono pesanti. Ma per lo scudetto il discorso è aperto. I tifosi napoletani devono essere felici: hanno una squadra competitiva che con Sarri ha ritrovato identità e personalità. Un passo falso come a Udine, con un Udinese davvero messa bene da De Canio, può starci. Ripeto, non è finita».

Zola, qual è la differenza tra Juve e Napoli? «Se ad Allegri mancano Dybala e Morata, schiera Manduzkic e Zaza. Il Napoli ha la panchina corta. Per questo squadra e club meritano un applauso».

Totti, Toni e Di Natale: come si affronta il ritiro? «Scelta difficile: dai grandi campioni ci si aspetta sempre giocate uniche. Devi capire quando la prestazione che offri è all'altezza del tuo passato. E dare la massima disponibilità non basta: bisogna mettersi in discussione fin dallo stretching in allenamento, un giorno dopo l'altro».

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